Comprai questo disco esattamente nel giorno della sua uscita: venerdì 8 gennaio 1993.
Era appena passato uno dei più famosi "contrattempi" del tempo della "Bella Compagnia": il memorabile ultimo dell'anno con la festa "Why Not ?" nel capannone del papà dell'amico Peo in quel di Mariano Comense dove capitò che, chiusa in faccia la porta all'ispettore della SIAE, il nostro buon uomo, ligio al suo dovere, andò a chiamare i carabinieri, come ci aveva peraltro preannunciato (prendendosi improperi di ogni tipo) ma, non trovando nessuno in tenenza a Mariano, fece scomodare (addirittura) i colleghi della tenenza di Erba che evidentemente non presero molto bene la trasferta "fuori paese".
Finì come finì ... e con la rabbia che si poteva avere ai nostri vent'anni o giù di lì attesi come una sorta di "Medicina contro il Sistema" che ci opprimeva come "Giovani Pensatori" questo quinto album della discografia dei LITFIBA.
TERREMOTO per me non fu "soltanto" un disco, bensì una sorta di "Bignami della Protesta", una serie di invettive contro il Sistema, quel Sistema che appariva il Nemico Numero 1 di quell'epoca.
Un disco che additava con astio e rabbia la schifosa e diffusa ipocrisia imperante nel mondo in quei primi anni novanta con una forte presa di coscienza che scaturiva da testi molto forti e si rifletteva in una musica che mai i "nostri" avevano mostrato dura come in queste nove canzoni.
L'inserimento della chitarra di Federico Poggipollini sin dal precedente album (EL DIABLO -
1990) contribuì ad una decisa virata del suono della Band che in questo secondo episodio con l'etichetta CGD si fece decisamente più solido al limite del "metallico" .
Alla resa dei conti questo album risultò tra i più venduti del gruppo e le canzoni in esso contenuto divennero, nel breve volgere di un attimo, tra le cose migliori dell loro "viaggio" musicale.
Dall'iniziale "scacciapensieri" che, a cura di Ghigo Renzulli, apriva il disco nel brano DIMMI IL NOME al cantato di Piero Pelù che, a tratti, diventava un "ululato di pura Rabbia" questo album mettava sul piatto canzoni di spessore e assoluta classe come PRIMA GUARDIA, FATA MORGANA, SOLDI, FIRENZE SOGNA, MAUDIT, DINOSAURO, IL MISTERO DI GIULIA, sino alla conclusiva SOTTO IL VULCANO.
Ascoltavo queste canzoni a ripetizioni e mi rendevo conto, già allora, che versi come " E ho tanta tanta voglia di credere / Che il mostro è il cittadino normale" che in FIRENZE SOGNA raccontava in due righe il complesso disegno massonico che stava dietro i "delitti del Mostro di Firenze", o ancora il testo interamente al "vetriolo" di Maudit "E le stragi senza nome / Tutte passano da Roma" , mi stavano raccontando in Musica la Triste Storia di un Paese "Corrotto".
Nove Canzoni.
Nove Capolavori.
Disco Prezioso che, dopo quasi trent'anni, suona ancora assolutamente attuale.
Il "volo" con il quale il cantautore dell'Illinois Ben Bedford ci porta dentro le storie di questa sua quarta prova discografica, titolata THE PILOT AND THE FLYING MACHINE e uscita nella primavera del 2016, parte da Springfield, dalle sculture dell'artista Michael Dunbar, e finisce per abbracciare l'eternità.
Sospesi sopra un tappeto sonoro che, mai come in questa occasione, possiamo definire unico Bedford ci regala la sua visione delle "dinamiche celesti" e, vi posso assicurare, queste riflessioni del cantautore americano sono un concentrato di spendente e poetica "filosofia" della vita.
Undici canzoni, cinquanta minuti, di Musica Pura e di una Classe Superiore.
Bedford ha registrato questo disco in quattro giorni, tra il 4 e l'8 di gennaio del 2016 all'interno della chiesa metodista di Douglas Avenue sempre in quel di Springfield, Illinois: questo luogo, e le dinamiche celesti che si muovono dentro il suono amplificato dagli spazi infiniti di questa chiesa rende il suono di questo album molto particolare.
Con Bedford impegnato con sempre grande maestria alla chitarra e alla voce ci sono Diedrick van Wassenear al violino, Ethan Jodziewicz al contrabbasso e la moglie, Kari Bedford ai cori.
Questa particolare formazione, unitamente all'insolita location, regalano al tappeto sonoro di tutto il disco un suono che, come detto, è molto particolare, un suono di "Puro Folk & Americana" che lascia spazio a echi lontani di Musica da Camera, un suono che posso definire travolgente.
E poi ci sono le liriche, le storie, quelle stupende riflessioni tra il poetico e il filosofico che la penna di Ben Bedford ha dentro nel suo dna e che fanno di lui uno dei più grandi Singer-songwriter di questa epoca.
Splendono così di luce propria le canzoni che poi costituicono cuore pulsante del viaggio dentro il quale ci si trova mettendosi all'ascolto di questo disco, sin dall'iniziale THE PILOT AND THE FLYING MACHINE (PART 1) canzone che titola il disco e che, divisa in due parti, ha dentro proprio le "regole delle dinamiche del volo ... le dinamiche celesti", per passare alla narrazione di viaggi veri e propri, come quello narrato in THE VOYAGE OF JOHN AND EMMA, la storia dei bis bisnonni del cantautore che lasciarono l'Inghilterra per gli Stati Uniti, oppure del viaggio interiore proposto in HIGH AND LOW, nella traversata tra Nebraska, partendo da Omaha fino in Iowa citando la malinconica melodia di Rex's Blues del Grande Towens Van Zandt che è poi una delle stelle polari che muove queste dinamiche celesti narrata in LETTERS FROM THE HEART, oppure ancora nel pezzo strumentale ORRERY che rimanda ad un modello di meccanica di volo legata al sistema solare, o nella "dolorosa" BLOOD ON MISSOURI che rivisita tragici fatti di cronaca che ripropongono il tema dell'odio razziale, o ancora in canzoni come SCIOTO che è una ricognizione in volo sopra l'ominimo fiume in un viaggio in Ohio con la tribù degli Shawnee come testimone del tempo sino alla conclusiva LONG BLUE HILLS dove il viaggio si declina nell'amore sospeso tra le parole non dette e queste bellissimi colline blu.
Alla fine di questo viaggio che Ben Bedford mi ha fatto fare sulla sua "macchina volante" mi rendo conto davvero della fortuna che ho avuto ad incrociare la mia "strada musicale" con quella di questo fantastico Cantautore, che, andandolo a paragonare ad un personaggio "storico", avvicinerei in mariera totale a quello Splendido "Astronomo" di cui narrò un giorno Gibran Kahlil Gibran ... un personaggio in grado di leggere nell'animo delle persone e di raccontare quello che ha visto.
Giuni Russo è stata tra le mie cantanti preferite nell'epoca d'Oro della mia infanzia quando, a cavallo degli anni '80 sfornava, in collaborazione con Franco Battiato, canzoni di un "pop-colto" che lasciavano a bocca aperta.
Consumai letteralmente il nastro della musicassetta che aveva incisa quella splendida UN'ESTATE AL MARE che nell'estate del 1982 iniziò a spopolare per le radio di tutta Italia,
Prendo questa raccolta (tra le molte che si trovano disponibili in commercio) come "Sigillo" di questo mio Amore per questa strepitosa artista che aveva una estensione vocale mai vista e che non deve essere dimenticata.
Spalmati sui due cd di questa raccolta ci sono 25 canzoni tra le più belle mai interpretate da Giuni.
Le dieci canzoni del CD1 sono altrettanti autentici gioielli che spaziano dalle più note UN'ESTATE AL MARE, SERE D'AGOSTO, LIMONATA CHA CHA CHA a pezzi forse meno noti ma che meritano di essere riscoperti, come la solare MEDITERRANEA, la divertente ALGHERO, e poi via via titoli che riportano indietro la macchina del tempo come GOOD GOOD BYE, LE CONTRADE DI MADRID.
Lo straordinario sodalizio con Franco Battiato, le collaborazioni con Giusto Pio, Alberto Radius e altri validi artisti e produttori di quei magici anni '80 rivivono nei solchi di queste canzoni che il passare del tempo non ha minimamante scalfito e si ripresentano all'ascolto nella loro intatta bellezza.
Il secondo cd di questa raccolta è stato assemblato con esibizioni live di Giuni Russo registrate in giro un po' per tutta Italia, dal Palazzo Reale di Milano alla Villa Reale di Monza, dai Fori Imperiali di Roma a Teatro Ariston di Sanremo, vi si ritrovano "gemme nascoste" come LETTERA AL GOVERNATORE DELLA LIBIA, L'ADDIO, IL SOLE DI AUSTERLITZ, e molte altre tra cui la struggente LA SUA FIGURA che hanno creato il mito di questa straordinaria cantautrice.
Tra pochi giorni, in questo mese di gennaio 2021, uscirà un disco di inediti di Giuni Russo, ancora a dimostrare che la sua scomparsa nel 2004 ci ha sì privato di una voce "unica" ma, allo stesso tempo, la passione per la sua Musica è rimasta intatta in chi l'ha potuta ascoltare ed amare ...
Pubblicato nella primavera del 1993 il quarto album in studio di Francesco Baccini NUDO iniziò a girare nel mio lettore cd il giorno di Natale di quello stesso anno.
Fu il mio (auto)-regalo da mettere sotto l'albero di quell'anno e lo ricordo sempre con grande piacere e con un buon carico di emozioni.
In questo disco, per la prima volta nella storia della canzone d'Autore Made in Italy, un cantautore dedicava una canzone ad un "Mauro"; la splendida MAURO E CINZIA è una delle ballate più belle e malinconiche mai scritte da Baccini e in quegli ultimi versi "Li han trovati come due bambini / stesi mano nella mano / Mauro e Cinzia adesso son vicini / nel buio guardano lontano." trovai allora, e trovo anche negli ascolti odierni tutto il mistero della Vita.
In quel contesto natalizio feci suonare fino ad impararla a memoria VENTICINQUE DICEMBRE mentre l'iniziale HO VOGLIA DI INNAMORARMI è una canzone di grande effetto.
In PORTUGAL alla voce c'è ospite il cantautore e autore partenopeo Patrizio Trampetti mentre una menzione d'onore la merita la canzone MANI DI FORBICE ispirata al celebre film "Edward Mani di Forbice" che Baccini rilegge nel suo classico stile là dove le parole diventano poesia e la poesia emozione vera.
Divertente la filastrocca NON SOLO A ROMA, che riporta un pizzico di ironia in puro Bacc-Style lungo i solchi di un album che ha visto il nostro abbandonare in gran parte questa sua caratteristica per sondare più a fondo l'animo umano sino riportare a galla ricordi di un tempo passato che si ripropone nella ballata RIFACCIAMO IL MURO DI BERLINO.
Nella conclusiva WHEELS IN MOTION, canzone ufficiale dei mondiali di ciclismo dell'anno 1993, alla voce insieme a Francesco Baccini ed al cantautore norvegese Jahn Teigen c'è una leggenda delle due ruote come Eddy Merks che introduce il brano.
Con lo stesso titolo, NUDO, Baccini in quello stesso 1993 mandò alle stampe la sua autobiografia che, edita da Bompiani, mi fu molto utile per riavvolgere i fili dei dischi fin lì licenziati dal nostro e intuirne, fino in fondo, la Classe Pura e Cristallina.
P.S. Il libretto dell'album riportava i testi delle canzoni tradotte nelle principali lingue.
Una tempesta di neve nel cuore di una notte dell'inverno in Nuova Scozia.
L'unico bagliore di luce è in lontananza un riflesso in una casa al confine con l'infinito ... e dentro quella casa, dietro i suoi vetri appannati, una musica senza tempo scalda i cuori come solo il fuoco di un camino accesso saprebbe fare.
Così ho trovato sulla mia via musicale quella della cantautrice canadese Terra Spencer, e del suo stupendo CHASING RABBITS. Un incontro avvenuto per un puro caso, deciso dal destino.
Stavo andando a riprendere su internet una splendida "canzone invernale" dall'album COYTOTE della conterranea della Spencer, la cantautrice canadese Catherine Maclellan ( qui la recensione di Coyote ) quando mi è apparsa, in tutta la sua splendida bellezza la copertina "innevata" che vedete qui sopra.
Una foto splendida, evocativa, ad opera di Sarah Kasprzack, che rappresenta uno splendido biglietto da visita per un album che si è rivelato una Autentica Gemma. Una delle copertine più belle che abbia visto negli ultimi anni. Una Cartolina dal Canada. Una cartolina da un luogo al confine con l'infinito.
CHASING RABBITS è autoprodotto dalla stessa Terra Spencer e non è distribuito fisicamente se non in qualche punto vendita in Nuova Scozia, la provincia canadese nella quale la cantautrice vive.
Ho così acquistato l'album sullo store digitale di Amazon e già al primo, veloce, ascolto le dieci canzoni che compongono CHASING RABBITS mi hanno colpito al cuore.
Mi sono ritrovato avvolto in una "calda coperta musicale" lunga 51 minuti che mi ha davvero scaldato l'anima.
Dieci composizioni che sono come dieci piccoli cortometraggi. Terra Spencer evoca davvero immagini nitide con le sue liriche e si pone a metà della strada dove il primo Randy Newman incrocia Jackson Browne, applicando in maniera solida ed incisiva tutta l'arte propria dei più Grandi Singer-Songwriter.
L'ottimo lavoro svolto dall'ingegnere del suono Lil Thomas nel suo "Sonic Temple" di Halifax ha donato a queste registrazioni un suono perfetto e ogni singola nota è al posto giusto.
Concepito dalla Spencer nel corso degli ultimi tre inverni, questo CHASING RABBITS raccoglie, sullo sfondo di una ambientazione costantemente innevata, tutte le più intime riflessioni dell'autrice sullo scorrere naturale delle cose della vita, della natura, dei legami, della lontananza da casa, del sentirsi a casa, degli affetti, delle cose, insomma, che riempiono la vita di tutti noi e, con il cuore nella sua penna ci regala uno spaccato del suo mondo e del mondo che la circonda portandoci così nella sua terra ed evocando immagini che spaziano nel tempo.
L'album si apre con la struggente MELT ballata che la Spencer interpreta al piano e che ha sullo sfondo la neve e il caldo tepore di una storia d'amore, con un tappeto sonoro che si apre con l'uso dei fiati grazie all'ottimo lavoro di Sarah Kasprzack al corno francese, di Steve Reid alla tromba e Andrew Jackson al trombone mentre la sezione ritmica con il contrabbasso di Adam Fine e le percussioni di Jordi Comstock impreziosiscono il brano così come i cori con il contributo di Sarah Frank e Luke Fraser, ossia i due membri del gruppo folk canadese THE BOMBADILS, un duo che macina, in proprio, musica di spessore. Indubbiamente un apertura con il botto. Canzone che conquista subito il cuore.
Segue LUNENBURG MOON canzone che rievoca momenti del passato in versi di impatto cinamatografico come gli iniziali "The church glowing golden / I remember your smile / And the echo of footsteps as we met in the aisle / And the music was gentle but it lifted us high / It was just an old folk song / but it still made me cry." e che, nella sua struggente bellezza vede ancora THE BOMBADILS dar manforte dalla Spencer con Sarah Frank ai cori e al violino e Luke Fraser ai cori e mandolino. Altro brano di pregevole fattezza.
Quindi è la volta della canzone che titola la raccolta. CHANSING RABBITS parte dalla triste vicenda della cagnolina Cleo, del suo incidente, e del suo problema con gli spazi vuoti nei quali corre con il rischio di non riuscire più a ritornare indietro. Terra Spencer rivela, in questa canzone, tutta la vulnerabilità e la fragilità degli esseri viventi, ognuno con i suoi "conigli da inseguire", conigli che ci perseguitano nel sonno e che non riusciamo mai ad acchiappare. Il tappero sonoro della canzone è arricchito dal sassofono di David Christensen e dalle percussioni al djembe di Scott Ferguson che regalano un tocco magico al risultato finale.
IN THE CITY è un atto di amore vero che Terra Spencer dedica alla città di Halifax. Tra ricordi dell'infanzia e dei negozi di giocattoli nel periodo di Natale sino ai tempi del College e dei primi difficoltosi amori, la penna della Spencer tratteggia un luogo magico che sta sospenso tra passato e presente, tra agrodolce e umori di una vita vera. Il video di questa canzone eseguita in presa diretta presso il "Sonic Temple" è semplicemente fantastico e vi invito ad andarlo a vedere a questo link "In The City"
In questa splendente canzone che la vede impegnata al piano sono con lei i membri della Bela String Quartet di Halifax nelle persone di Ann Wedlock al violino e arrangiamento degli strumenti, Anthony Risessco al secondo violino, Alex Bates alla viola, e Chaterine Little al violoncello. Uno dei pezzi più struggenti del disco.
In TRAINING TO FLY, partendo dal cielo grigio dell'autunno canadese e dalle famiglie di oche canadesi che si allenano a lasciare questi luoghi per la loro migrazione stagionale, la riflessione della Spencer si estende ai sentimenti che accompagnano i figli che lasciano il "nido" materno per allungare le proprie ali lungo rotte nuove e sconosciute. Avvolgente il suono del piano della Spencer così come l'assolo al sassofono di David Christensen.
MOTHERLAND è la canzone della "distanza", della "mancanza", della nostaglia della propria casa, dei propri figli, del proprio mondo. Terra Spencer traduce in poesia il sentimento di chi deve, per necessità, spostarsi lasciando il proprio mondo di affetti a casa. Il brano per chitarra e piano a cura della Spencer e con una punta di violino a cura di Sarah Frank, le tenui percussioni di Jordi Comstock e un dolce flauto suonato da Christensen è davvero suggestivo.
MANITOBA MAPLE è una sorta di inno a questo acero tipico del Canada. E nella storia della natura, nella storia di questa pianta che ha le sue radici ben salde nella profondità del terreno la Spencer evoca la forza dei ricordi, come semi nascosti nei rami del nostro albero genealogico. Una ballata per piano e voce molto suggestiva con i THE BOMBADILS ai cori e nella quale trovano via via spazio i fiati della tromba di Steve Reid e del trombone di Andrew Jackson a rendere il tutto davvero unico.
La natura selvaggia delle foreste del Canada è ben trattegiata in COYOTE che vede la descrizione della forza tragica della natura stessa , narrando del incontro - scontro tra uno sciatore e l'animale selvatico in un bosco innevato e disperso sul confine tra il bene e il male. Bellissimo l'intro al violino a cura di Sarah Frank e ottimo anche il lavoro alla pedal-steel di David Campbell così come il mandolino di Luke Fraser.
FEELS LIKE HOME narra del ritorno alla propria casa, da non intendersi certamente come luogo fisico, quanto piuttosto quale luogo degli affetti. Versi di una adamantina bellezza come "Home / When I see your face / I am in a place that feels like home." lasciano pochi spazi all'interpretazione. Il viaggio di Terra Spencer negli inverni della vita conduce sempre a casa. Alla chitarra elettrica c'è il tecnico del suono Lil Thomas, mentre "under file" "Home Choir" oltre ai già più volte citati Sarah Frank e Luke Fraser troviamo i "The Kasprzaks" dietro i quali non è difficile poter identificare marito e figli della Spencer.
A chiudere questo Grande Disco vi è la canzone SAIGON. Qui i riferimenti si fanno decisamente più complicati. Nella neve e negli uccelli della neve e nella misteriosa ragazza di Saigon. Come dichiarato dalla stessa Spencer in un'intervista, questa canzone "é una storia sui lati opposti del mondo". Straordinario l'impatto sonoro di questa canzone che vede ancora i fiati e il corno francese in evidenza. Senza ombra di dubbio tra le vette di questo album. Strepitosa.
Alla resa dei conti, posso dire che inizialmente attratto dalla foto della copertina di questo album, una volta aperto il discorso musicale, vi ho trovato dentro, senza ombra di dubbio, una delle più straordinarie cantautrici del continente Nord-Americano.
Accostare Terra Spencer alle più Grandi Cantautrici Canadesi, partendo magari dalla più celebre Joni Mitchell, potrebbe forse sembrare un azzardo, ma al quarto o quinto attento ascolto di CHASING RABBIT, posso affermare che non lo è affatto.
Terra Spencer è decisamente di una Classe Superiore.
Quella di Raffaele Kohler è, in questo momento storico, la tromba più famosa d'Italia e la più riconosciuta in tutto il mondo.
Le immagini della sua performance, da dietro le inferriate delle finestre di casa sua, in Via Fauchè a Milano, la sera del 13 marzo scorso, hanno fatto in breve il giro del mondo e l'hanno consacrato per l'eternità ad icona del "lockdown" italiano.
Le note di "O Mia Bela Madunina" sono entrate in pochissimo tempo, grazie a Radio e Tv, nelle case di tutti gli italiani e poi riprese dalle varie emittenti un pò in tutto il mondo assumendo in breve un valore "epico" di resistenza e di speranza allo stesso tempo, diventando anche fonte di ispirazione per artisti di tutto il mondo come ha dichiarato la celebre Cantautrice statunitense Joan Baez.
La performance di Kohler di quella sera si è ripetuta poi via via sempre alla stessa ora, le 18,00, nei giorni successivi, fissando in breve uno di quegli appuntamenti che, come raccontava Antoine De Saint-Exupéry nel suo "Piccolo Principe" attraverso la voce della volpe "Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice", segnano il tempo di una giornata anonima e triste passata forzatamente tra le mura di casa rendendola carica di attesa e di gioia.
A quelle note di tromba tutti, chi più chi meno, abbiamo avuto un sussulto di commozione.
Kohler con la sua tromba ha portato dentro ognuno di noi un piccolo seme di speranza.
Quello che serviva per poter affrontare i lunghi giorni del lockdown.
E questa, ad ogni buon conto, è la potenza della Musica e ed è anche la forza e la credibilità dei suoi più veri interpreti.
Quando la Barilla ha ingaggiato Sofia Loren come protagonista dei suoi spot televisivi per omaggiare l'Italia del lockdown, la stessa attrice, come unica condizione per accettare, ha posto l'indispensabile presenza del "trombettista che ha commosso il mondo."
E così Raffele Kohler è diventato l'icona musicale del lockdown.
A Milano la sua tromba ha risuonato nello Stadio Meazza in San Siro la sera dello scorso 17 ottobre , poco prima dell'inizio del derby di campionato di calcio Milan-Inter e sempre nella sua Milano la sera del 3 dicembre la sua tromba ha siglato l'accensione delle luminarie di Natale che, partendo proprio dal Duomo, per chilometri illuminano di azzurro le notti milanesi.
E proprio quella spendida "O Mia Bela Madunina" (in una versione decisamente New Orleans-Oriented) che l'ha reso celebre nel mondo è la canzone che Kohler ha scelto come brano di chiusura del suo ultimo disco, RONDINI, registrato in studio con la sua "Swing Band".
Un album dove, oltre a ritrovare il caldo e avvolgente suono della sua tromba in composizioni originali come ANTEO, dolce ninna nanna swing scritta da Kohler per il figlio che ancora doveva nascere, e la stessa RONDINI dolce ballata dedicata alla compagna Bettina, canzone che titola la raccolta, vi sono pezzi classici del repertorio italiano come SE STASERA SONO QUI di Luigi Tenco, pezzi di jazz tradizionale come THE SHEIK ARABY, o ancora brani perfetti per una spy story come SUMMER'S FADING e ancora un pezzo di puro divertimento come ME 'SO IMBRIACATO di Alessandro Mannarino.
La Swing Band, nelle persone dell'inseparabile trombonista Luciano Macchia, della superba cantante Gabriella De Mango, del duo Matteo D'Amico e Francesco Moglia alle chitarre, per finire con il prezioso e preciso lavoro della sezione ritmica con il basso elettrico di Giovanni Doneda e la batteria di Stefano Grasso avvolge il suono della tromba di Kohler con un tappeto di splendide sonorità che rendono il viaggio musicale di RONDINI un sensazionale compendio di emozioni positive.
Di questo triste anno 2020 ciascuno di noi conserverà i propri ricordi, al novantanove per cento tristi, ognuno e per i suoi motivi: giorni pieni di angoscia e cupa rassegnazione.
Resta a tenerci a galla quell'uno per cento, quella piccola ancora che ci ha consentito di restare aggrappati alla nostra quotidianità.
Resterà per sempre quel minuto e mezzo del suono della tromba di Kohler che ci ha dato una scossa, nel profondo, andando ad illuminare quelle piccole finestrelle dell'anima che non vedevano la luce da giorni.
Potenza della Musica.
Grazie Raffaele.
(RAFFAELE KOHLER - MILANO 13-3-2020 - O MIA BELA MADUNINA)
Ricordo, era la primavera del 2004, un concerto dei Mercanti di Liquore presso il Teatro di Santa Valeria a Seregno. In quella serata Lorenzo Monguzzi, vocalist del gruppo, era sul palco con i compagni di ventura, Piero Mucilli alla fisarmonica e Simone Spreafico alla chitarra per presentare il loro secondo disco, quello splendido LA MUSICA DEI POVERI la cui copertina è sempre visibile nell'intestazione di questo blog e la cui scheda è rintracciabile qui: La Musica dei Poveri.
Un "power trio" acustico che macinava una Musica di Semplice e Pura bellezza.
Questi ragazzi avevano stoffa. Da vendere.
Di lì a poco il sodalizio con Marco Paolini avrebbe dato loro la giusta visibilità.
Poi il percorso del gruppo si interruppe e Lorenzo Monguzzi proseguì la sua carriera artistica dando alle stampe l'album PORTAVERTA nel 2013.
Ora, a distanza di sette anni da quel primo album solista, Monguzzi ritorna con ZYNGHER un progetto sicuramente singolare: proporre delle canzoni "classiche" della storia della musica rivisitate nel dialetto brianzolo unitamente ad alcune composizioni proprie del cantautore che ben si accoppiano ai classici rivisitati.
La voce di Lorenzo Monguzzi richiama, a tratti, la voce del Grande Faber e così, questo "Bignami di Storie Brianzole" io lo vedo un po' come una sorta di "Creuza de ma".
Il disco parte con una composizione originale di Monguzzi, "La tusa de Lisùn", ossia "La Ragazza di Lissone" ballata "di ringhiera" che tra cori e violino conquista già al primo ascolto.
"Henry Lee" rivisitazione dell'omonima canzone di Nick Cave cantata da Monguzzi con l'accompagnamento alla voce di Leslie Abbadini è una densa ballata che, con il lavoro prezioso di Nadir Giori al contrabbasso, Raphael Maillet al violino e Andrea Sangineto alle arpe assume toni epici. Grande Canzone.
"Un alter cafè" propone il ritorno dopo tanto tempo in un luogo che, ora, è cambiato, e dove il protagonista si trova ad essere estraneo, avvolto solo dai suoi ricordi.
"I rivoltèi de Brixton" è la rilettura de "The Guns of Brixton" dei Clash e si apre con una chitarra "tanghera". Brano suggestivo.
"Zyngher", canzone che titola il disco, è la rivisitazione di "Gipsy" di Suzanne Vega. Altro brano che convince appieno e che vede, alla fisarmonica, Piero Mucilli in una "sorta" di mini reunion dei Mercanti di Liquore.
"L'è minga vera" è una ballata originale di Monguzzi, una sorta di "love-song di ringhiera". Convince Monguzzi allorchè tratteggia questi ritratti di storie di paese. Convince in pieno.
"San Vitùr Blues" già dai primi secondi di chitarra mette sul piatto il tipico "boom-chicka-boom" del Leggendario Johnny Cash. Ed infatti la canzone è la rivisitazione di "Folsom Prison Blues", brano classico di Cash. Monguzzi lo rivede alla sua maniera e così il celebre verso "I shoot a man in Reno just to watch him die " nella rivisitazione diventa "Ma ho masà un omm a Torino, giust per vedel crepà".
Il disco si chiude con una splendida "preghiera laica" composta da Monguzzi: "Preghiera del làder", "Preghiera del Ladro" un brano di pura e struggente poesia.
Versi di una bellezza davvero unica come quelli che accompagnano il finale:
"Signùr su no se basta dì che me despiàss
su no se sunt in temp ammò a scüsass
Te ghe resòn, ghe vör propri un bel talent
a s’cèppà i finester
e pö lamentass del vent
Ma i tò fioeu ti è fa un po’ cumplicàa
perduna anca quei ch’inn vegnù mà
Quei ch’inn burla föra de la cesta
L’è l’unica manera de salvài
l’è l’unica vittoria che ghe resta."
"Signore, non so se basta dire che mi dispiace
non so se sono ancora in tempo a scusarmi
Hai ragione, ci vuole proprio un bel talento
a rompere le finestre
e poi lamentarsi del vento
Ma i tuoi figli li hai fatti un po’ complicati
perdona anche quelli venuti male
Quelli che sono caduti fuori dalla cesta
È l’unico modo di salvarli
è l’unica vittoria che gli resta."
ZYNGHER è un disco che svela appieno il talento di Lorenzo Monguzzi, cantautore capace di comporre brani di grande valore ma, al tempo stesso, capace di reinventare, in maniera credibile e musicalmente ineccepibile, anche i grandi brani degli altri artisti.