Visualizzazioni totali

sabato 5 dicembre 2020

RAFFAELE KOHLER SWING BAND - RONDINI

 



⭐⭐⭐⭐⭐


(APPALOOSA RECORDS  - 2020)


Quella di Raffaele Kohler è, in questo momento storico, la tromba più famosa d'Italia  e la più riconosciuta in tutto il mondo.
Le immagini della sua performance, da dietro le inferriate delle finestre di casa sua,  in Via Fauchè a  Milano, la sera del 13 marzo scorso, hanno fatto in breve il giro del mondo e l'hanno consacrato per l'eternità ad icona del "lockdown" italiano.
Le note di "O Mia Bela Madunina"  sono entrate in pochissimo tempo, grazie a Radio e Tv, nelle case di tutti gli italiani e poi riprese dalle varie emittenti un pò in tutto il mondo assumendo in breve un valore "epico" di  resistenza e di speranza allo stesso tempo, diventando anche fonte di ispirazione per artisti di tutto il mondo come ha dichiarato la celebre Cantautrice statunitense Joan Baez.
La performance di  Kohler di quella sera si è ripetuta poi via via sempre alla stessa ora, le 18,00,  nei giorni successivi,  fissando in breve  uno di quegli appuntamenti che, come raccontava Antoine De Saint-Exupéry nel suo "Piccolo Principe"  attraverso la voce della volpe "Se tu vieni, per esempio,  tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice",  segnano il tempo di una giornata anonima e triste passata forzatamente tra le mura di casa rendendola carica di attesa e di gioia.
A quelle note di tromba tutti, chi più chi meno, abbiamo avuto un sussulto di commozione.
Kohler con la sua tromba ha portato dentro ognuno di noi un piccolo seme di speranza. 
Quello che serviva per poter affrontare i lunghi giorni del lockdown.
E questa, ad ogni buon conto, è la potenza della Musica e ed è anche la forza e la credibilità dei suoi più veri interpreti.
Quando la Barilla ha ingaggiato Sofia Loren come protagonista dei suoi spot televisivi per omaggiare l'Italia del  lockdown, la stessa attrice, come unica condizione per accettare, ha posto l'indispensabile presenza  del "trombettista che ha commosso il mondo."
E così Raffele Kohler è diventato l'icona musicale del lockdown.
A Milano la sua tromba ha risuonato nello Stadio Meazza in San Siro la sera dello scorso 17 ottobre , poco prima dell'inizio del derby di campionato di calcio Milan-Inter e sempre nella sua Milano la sera del 3 dicembre la sua tromba ha siglato l'accensione delle luminarie di Natale che,  partendo proprio dal Duomo, per chilometri illuminano di azzurro le notti milanesi.
E proprio quella spendida "O Mia Bela Madunina" (in una versione decisamente New Orleans-Oriented) che l'ha reso celebre nel mondo è la canzone che Kohler ha scelto come brano di chiusura del suo ultimo disco, RONDINI,  registrato in studio con la sua "Swing Band".
Un album dove, oltre a ritrovare il caldo e avvolgente suono della sua tromba in composizioni originali come ANTEO, dolce ninna nanna swing scritta da Kohler per il figlio  che ancora doveva nascere, e la stessa RONDINI dolce ballata dedicata alla compagna Bettina, canzone che titola la raccolta,  vi sono pezzi classici del repertorio italiano come  SE STASERA SONO QUI di Luigi Tenco, pezzi di jazz tradizionale come THE SHEIK ARABY, o ancora brani perfetti per una spy story come SUMMER'S FADING  e ancora un pezzo di puro divertimento come  ME 'SO IMBRIACATO di Alessandro Mannarino.
La Swing Band, nelle persone dell'inseparabile trombonista Luciano Macchia, della superba cantante Gabriella De Mango,  del duo Matteo D'Amico e Francesco Moglia alle chitarre, per finire con il prezioso e preciso lavoro della sezione ritmica con il basso elettrico di  Giovanni Doneda  e la batteria di Stefano Grasso avvolge il suono della tromba di Kohler con un tappeto di splendide sonorità che rendono il viaggio musicale di  RONDINI un sensazionale compendio di emozioni positive.
Di questo triste anno 2020 ciascuno di noi conserverà i propri ricordi, al novantanove per cento tristi, ognuno e per i suoi motivi: giorni pieni di angoscia e cupa rassegnazione. 
Resta a tenerci a galla quell'uno per cento, quella piccola ancora che ci ha consentito di restare  aggrappati alla nostra quotidianità. 
Resterà per sempre quel minuto e mezzo del suono della  tromba di Kohler che ci ha dato una scossa, nel profondo, andando ad illuminare quelle piccole finestrelle dell'anima che non vedevano la luce da giorni.
Potenza della Musica.
Grazie Raffaele. 



(RAFFAELE KOHLER - MILANO 13-3-2020 - O MIA BELA MADUNINA)








giovedì 3 dicembre 2020

LORENZO MONGUZZI - ZYNGHER

 


                                                               

⭐⭐⭐⭐⭐


(APPALOOSA RECORDS  - 2020)



Ricordo, era la primavera del 2004, un concerto dei Mercanti di Liquore presso il Teatro di Santa Valeria a Seregno. In quella serata  Lorenzo  Monguzzi, vocalist del gruppo, era sul palco con i compagni di ventura, Piero Mucilli alla fisarmonica e Simone Spreafico alla chitarra per presentare il loro secondo disco, quello splendido LA MUSICA DEI  POVERI  la cui copertina è sempre visibile nell'intestazione di questo blog e la cui scheda è rintracciabile qui: La Musica dei Poveri.
Un "power trio" acustico che macinava una Musica di Semplice e Pura bellezza.
Questi ragazzi avevano stoffa. Da vendere.
Di lì a poco il sodalizio con Marco Paolini avrebbe dato loro la giusta visibilità.
Poi il percorso del gruppo si interruppe e Lorenzo Monguzzi proseguì la sua carriera artistica dando alle stampe  l'album PORTAVERTA nel 2013.
Ora, a distanza di sette anni da quel primo album solista, Monguzzi  ritorna con ZYNGHER un progetto sicuramente singolare: proporre delle canzoni "classiche" della storia della musica rivisitate nel dialetto brianzolo unitamente ad alcune composizioni proprie del cantautore che ben si accoppiano ai classici rivisitati.
La voce di Lorenzo Monguzzi richiama, a tratti, la voce del Grande Faber e così, questo "Bignami di Storie Brianzole" io lo vedo un po' come una sorta di "Creuza de ma".
Il disco parte con una composizione originale di Monguzzi,  "La tusa de Lisùn", ossia "La Ragazza di Lissone"  ballata "di ringhiera" che tra cori e violino conquista già al primo ascolto.
"Henry Lee"  rivisitazione dell'omonima canzone di Nick Cave cantata da Monguzzi con l'accompagnamento alla voce di Leslie Abbadini è una densa ballata che, con il lavoro prezioso di Nadir Giori al contrabbasso, Raphael Maillet al violino e Andrea Sangineto alle arpe assume toni epici. Grande Canzone.
"Un alter cafè"  propone il ritorno dopo tanto tempo in un luogo che, ora,  è cambiato, e dove il protagonista si trova ad essere estraneo,  avvolto solo dai suoi ricordi.
"I rivoltèi de Brixton" è la rilettura de  "The Guns of Brixton" dei Clash e si apre con una chitarra  "tanghera". Brano suggestivo.
"Zyngher", canzone che titola il disco, è la rivisitazione di  "Gipsy" di Suzanne Vega. Altro brano che convince appieno e che vede, alla fisarmonica, Piero Mucilli in una "sorta" di mini reunion dei Mercanti di Liquore.
"L'è minga vera" è una ballata originale di Monguzzi, una sorta di "love-song di ringhiera". Convince Monguzzi allorchè tratteggia questi ritratti di storie di paese. Convince in pieno.
"San Vitùr Blues" già dai primi secondi di chitarra mette sul piatto il tipico "boom-chicka-boom" del Leggendario Johnny Cash. Ed infatti la canzone è la rivisitazione di "Folsom Prison Blues", brano classico di Cash. Monguzzi lo rivede alla sua maniera e così il celebre  verso "I shoot a man in Reno just to watch him die "  nella rivisitazione diventa "Ma ho masà un omm a Torino, giust per vedel crepà". 
Il disco si chiude con una splendida "preghiera laica" composta da Monguzzi: "Preghiera del làder",  "Preghiera del Ladro" un brano di pura e struggente poesia.
Versi di una bellezza davvero unica come quelli che accompagnano il finale: 

"Signùr su no se basta dì che me despiàss su no se sunt in temp ammò a scüsass Te ghe resòn, ghe vör propri un bel talent a s’cèppà i finester e pö lamentass del vent
Ma i tò fioeu ti è fa un po’ cumplicàa perduna anca quei ch’inn vegnù mà Quei ch’inn burla föra de la cesta L’è l’unica manera de salvài l’è l’unica vittoria che ghe resta."

"Signore, non so se basta dire che mi dispiace non so se sono ancora in tempo a scusarmi Hai ragione, ci vuole proprio un bel talento a rompere le finestre e poi lamentarsi del vento
Ma i tuoi figli li hai fatti un po’ complicati perdona anche quelli venuti male Quelli che sono caduti fuori dalla cesta È l’unico modo di salvarli è l’unica vittoria che gli resta."

ZYNGHER è un disco che svela appieno il talento di Lorenzo Monguzzi, cantautore capace di comporre brani di grande valore ma, al tempo stesso, capace di reinventare, in maniera credibile e musicalmente ineccepibile, anche i grandi brani degli altri artisti.
In una parola: Maestro.







sabato 21 novembre 2020

SARAH JAROSZ - UNDERCURRENT

 


                                                                     ⭐⭐⭐⭐⭐


(SUGAR HILL  - 2016)



Classe 1991, nata ad Austin, nel cuore del Texas, la cantautrice e polistrumentista Sarah Jarosz pubblica nel  giugno del 2016 il suo quinto album in studio: UNDERCURRENT.
L'album, un Puro Esercizio di Stile di matrice Americana, è quello della svolta per questa straordinaria e talentuosa artista.
UNDERCURRENT, infatti, vince ben due Grammy, come Best Folk Album dell'anno, e con  la canzone HOUSE OF MERCY come Best American Roots Performance, confermando, in maniera limpida, tutta la classe di questa giovane ragazza del Texas.
Sarah Jarosz, impeccabile, con il suo Stile Autentico al mandolino (che già suonava su un palco in compagnia di una Leggenda come David Grisman all'età di soli 12 anni), al banjo, e alla chitarra, propone in questi 36 minuti   di musica undici canzoni  che sono da intendere un po' come la mappa di una vita, dove a delusioni sentimentali si allacciano riflessioni e vi si trova dentro tutto quanto il "tribolare" di un'esistenza  vissuta con "sentimento".
Splendida la ballata di apertura, EARLY MORNING LIGHT con la Jarosz che, in solitudine, chitarra e voce narra di una relazione difficile che, tra dubbi e rimpianti, lascia spazio a riflessioni che ognuno di noi può declinare allaccinadole alle proprie esperienze.
La Canzone HOUSE OF MERCY che, come anzidetto, è valsa alla Jarosz un Grammy è una sorta di blues  oscuro che viaggia con  versi come  i conclusivi "Underneath that shirt you're wearin / strained muscles and a heart of stone / Double-crossing like a wild chameleon / You make me want to be alone" ( Sotto quella maglia che indossi / muscoli tesi e cuore di pietra /  traditore come un camaleonte selvaggio  / mi fai venir voglia di restare sola),  che appaiono frutto della penna di un'anima che ha sofferto e si sta liberando del veleno utilizzando la musica come una sorta di terapia.
Il tema delle "relazioni fragili" ritorna nel brano STILL LIFE dove al mandolino della Jarosz si accompagnano l'ottimo lavoro dei collaboratori Mark Schatz al basso,  Sara Watkins al violino e Aoife O'Donovan alla chitarra.
Di notevole spessore anche la canzone BACK OF MY MIND con l'ottimo lavoro di Luke Reynolds  alla pedal steel e Jedd Hughes a dar manforte con la sua chitarra a quella di Sarah.
TAKE ANOTHER TURN è un altro gioeillino acustico con la Jarosz che, sola, chitarra e voce si chiede "What does it mean to be lost ? / You can find your way on a map" (Cosa significa perdersi ? Puoi trovare la tua strada su una mappa) gettandosi a capofitto in un'altra riflessione che, abbracciando la sfera personale abbraccia tutte le nostre esistenze.
La conclusiva JACQUELINE è una canzone nata sulle rive del bacino Jacqueline Kennedy Onassis a Central Park,  dove la Jarosz, ora di casa a New York, si ritrova per riflettere sul senso delle cose della vita evocando proprio il fantasma e lo spirito  di Jacqueline in un crescendo di struggente poesia.
Con queste storie  narrate in UNDERCURRENT  Sarah Jarosz condivide vicende molto personali che ci svelano un'anima combattuta e certamente combattiva, in grado con la sua perizia lirica   e strumentale, di scavare a fondo nelle emozioni umane regalando ad ogni ascoltatore che accosterà il suo cuore al viaggio,  mappe di luoghi oscuri, certo, ma già pronti ad essere illuminati.
Magistrale.



(SARAH JAROSZ - JACQUELINE)






sabato 7 novembre 2020

POOH - 1971/1974

 


💓💓💓💓💓

(CGD - 1975)


La triste notizia della scomparsa dello storico batterista dei Pooh Stefano D'Orazio giunge in questo inizio di novembre 2020 come l'ennesima "batosta" figlia di questo maledetto anno.
Scelgo un disco da 5 cuori,  ancora prima che da 5  stelle, per commemorare e Ringraziare D'Orazio che entrò nella line-up della band proprio in quel 1971 che è il mio anno cardinale.
Questa raccolta, uscita nel 1975 e che comprende brani leggendari come PENSIERO, TANTA VOGLIA DI LEI, NOI DUE NEL MONDO E NELL'ANIMA, INFINITI NOI,  QUANDO UNA LEI VA VIA,  per citare solo i più conosciuti, mi ha accompagnato in lunghi ascolti nel corso degli anni  passati diventando una "Pietra Miliare"  nella mia personale raccolta di album musicali.
Splendide canzoni, che hanno costituito la colonna sonora di una parte importante della vita di molti di noi che siamo cresciuti a cavallo tra gli anni settanta e ottanta,  questi brani dei Pooh hanno passato indenni lo  scorrere del tempo mantendo inalterata la loro lucida e poetica visione di un mondo fatto di amore e romantica, autentica, passione.
Salutiamo un Amico e allo stesso tempo  teniamoci strette queste canzoni che sono il Ricordo di un Tempo Passato e la speranza di essere sì ... INFINITI NOI.



(POOH - INFINITI NOI)














venerdì 9 ottobre 2020

BEN BEDFORD - PORTRAITS

 


⭐⭐⭐⭐⭐

(APPALOOSA RECORDS - 2020)



A certificare la notevole caratura artistica di  Ben Bedford basterebbero gli 8 minuti di LINCOLN'S MAN, canzone che apre questa antologia dal titolo PORTRAITS.
Un primo semplice,  veloce e sfuggente ascolto di questa canzone ci mette di fronte ad un Artista di Straordinario Talento.
Un autentico Storyteller capace di rapirci il cuore con le sue canzoni come solo i Grandi sanno fare.
Ben Bedford, dall'Illinois, arriva nel nostro lettore cd con questo album che  raccoglie in dodici canzoni il meglio dei suoi primi tre album in studio.
E così ecco sfilare canzoni che, nel breve volgere di qualche ascolto,  sono già parte del cammino come la già citata LINCOLN'S MAN, THE ONLY STORY, MIGRANT MOTHER tratte dall'album "Lincoln's Man" del  2007, quindi THE SANGAMON,  TWENTY ONE, AMELIA, LAND OF THE SHADOWS (FOR EMMETT TILL), ONE NIGHT AT A TIME tratte dall'album "Land of the shadows" del 2009  per finire con WHAT WE LOST, JOHN THE BAPTIST e GUINEVER IS SLEEPING  tratte da "What we lost" album del 2012.
Bedford cala nel palcoscenico della storia americana i suoi personaggi (che sono poi quei "ritratti"  del titolo della raccolta)  e narra così le loro storie fatte di struggimenti, vittorie e sconfitte, racconta di un'umanità autentica, come autentiche sono le sue liriche che viaggiano su un tappeto sonoro dove oltre all'ottima chitarra del titolare stesso vi sono strumenti propri dell'arte del folk declinato all'americana, come  il banjo, il dobro, e il violino senza aggiungere altri orpelli e senza particolari "alchimie di studio" lasciando, di fondo,  una pulizia nel suono che fa splendere di una particolare luce queste canzoni.
Struggente la bellezza dei versi vergati da Bedford che,  in canzoni come WHAT WE LOST, THE SANGAMON e LAND OF THE SHADOWS regala emozioni davvero forti e porta l'ascoltatore dentro storie che non hanno tempo.
L'edizione di PORTRAITS uscita qui in Italia per merito autentico dell'etichetta APPALOOSA  riporta nel libretto tutti i testi delle dodici canzoni con la relativa traduzione in italiano, un lavoro splendido e ben fatto che consegna nelle mani degli appassionati di musica un Prodotto curato nei dettagli, cosa rara in questi tempi "liquidi".
Concludo raccontando che Bedford è un amante dei gatti;  nella sua pagina Facebook e nel suo sito sempre compare il fido Darwin al suo fianco, e questo, a mio personalissimo modo di vedere depone ancor più favorevolmente per questo ragazzo dell'Illinois che ha nella sua penna,  nella sua voce e nella sua chitarra una Forza Straordinaria.
Semplicemente  Meraviglioso.






(Ben Bedford - Lincoln's Man)





(Ben Bedford - What We Lost)

sabato 12 settembre 2020

GREGORY PORTER - ALL RISE

 


⭐⭐⭐⭐⭐

(BLUE NOTE - UNIVERSAL -  2020)


Il "Re" è tornato.
Gregory Porter manda alle stampe sul finire di questa estate 2020 il suo sesto album in studio dal titolo ALL RISE. 
Un album magnifico. Un'ora e un minuto di pura e celestiale Musica. 
La nostra Musica. Quella con la M maiuscola.
Una musica che confinata al genere "jazz" (per catalogazione)  non rende tutto il merito al suo autore in grado con la sua inconfondibile voce di abbracciare  il soul, il gospel, il blues e persino il pop mescolando il tutto, certo, in chiave jazz ... ma non da considerare semplicemente "jazz".
Oggi come oggi  Gregory Porter è, a mio giudizio, uno dei più Grandi nel suo settore.
Un gigante.
A dargli manforte in queste tredici composizioni originali i "soliti noti" che, ormai da anni, fanno parte della sua carovana, Chip Crawford al piano, Emanuel Harrold alla batteria, Ondrej Pivec all'organo Hammond, mentre al basso arriva Jahmal Nichols e  poi  molti altri si uniscono alla compagnia e l'elenco diventa davvero troppo lungo.
Il disco, prodotto dallo stesso Porter in collaborazione con  Kamau Keniatta e con Troy Miller  regala davvero momenti di grande musica, sin dall'iniziale CONCORDE.
La voce di Porter conquista subito; non c'è niente da fare. 
Il Ragazzo è un fuoriclasse. Un classe 1971 ... Una Buona Classe.
Gioiellini come MISTER HOLLAND, DAD GONE THING, EVERYTHING YOU TOUCH IS GOLD, FAITH IN LOVE, MODERN DAY APPRENTICE e via narrando, non nascono per caso:  sono frutto di un lavoro sapiente.
Porter & Co.  stendono un tappeto sonoro splendente che si avvale spesso del contributo della London Symphony Orchestra, e il disco guadagna sempre più crediti, perchè il valore aggiunto dell'orchestra impreziosisce il cantato di Porter che, mai come prima, si trova a suo agio in tanta bellezza.
ALL RISE è  un disco Prezioso e Porter è uno dei miei "Eroi" Musicali.
Un Gigante.


(GREGORY PORTER - MODERN DAY APPRENTICE)








domenica 2 agosto 2020

FRANCESCO BACCINI - BACCINI A COLORI




⭐⭐⭐⭐⭐

(CGD EAST WEST -  1996)


Quinto album in Studio di Francesco Baccini questo  "BACCINI A COLORI", uscito nel 1996, metteva sul piatto tutta la straordinaria  vena ironica del sua autore che, vergando testi corrosivi,  contemporaneamente puntava il dito contro i mass-media e rivelava la vasta ipocrisia che da sempre passa per la cronaca di tv e telegiornali.
Nascevano così canzoni come FILMA e SONO STUFO DI VEDERE QUELLE FACCE ALLA TV.
Alla straordinaria penna e abilità al pianoforte del nostro si accompagnavano comprimari di prim'ordine nelle persone di  Lele Meloti alla batteria, del fenomenale Fabio "Il Puma Di Lambrate" Treves all'armonica, di Alex Baroni ai cori, e dello straordinario Enzo Jannacci (per citare i più conosciuti) a definire canzoni che andrebbero riscoperte come CANE DI UN BLUES, CANZONE IN ALLEGRIA, SUPERBACC, ZAC, ELVIRA LA VAMPIRA, IL 500 INNAMORATO, e PICCOLO IDIOTA.
Nove canzoni che nei 36 minuti di durata dell'album definivano i contorni  "stonati" di un'Italia che, oltre vent'anni dopo sembra non aver trovato il modo di  "intonarsi".
Ottima la copertina  dell'album che richiama i "vecchi" strilloni dei battage pubblicitari degli albori della storia della Tv.
Un Disco che andrebbe riscoperto in toto.
Un Disco di Culto.


(BACCINI - FILMA)




(BACCINI - CANE DI UN BLUES)