Uno degli esordi discografici più belli nella Canzone d'Autore Americana di questo nuovo millennio l'album TIPS & COMPLIMENTS del cantautore texano Matt Harlan è uno di quei dischi che, a distanza di anni, (anche parecchi), non perdono un milligrammo della loro "Grande Bellezza" originaria.
Ho ancora memoria di quando questo disco mi arrivò, direttamente da Roma, nella primavera del 2010 dopo un lungo pellegrinaggio in giro per mezzo mondo. Uno degli acquisti più "complicati" della mia lunga "Gestione" musicale.
Uscito nell'ottobre del 2009 TIPS & COMPLIMENTS mette sul piatto 13 ottime composizioni di questo moderno "troubadour".
Canzoni come splendenti sceneggiature, nascono così piccole grandi storie che prendono vita dalla penna di Matt Harlan e poi subito vengono rivestite da una musica che è un classico mix tra Folk e Americana che strizza certo l'occhio alle origine texane del suo autore ma che rivendica una propria strada.
Sin dall'iniziale ELIZABETHTOWN è chiaro che le storie di Matt attingono a vincende umane perfettamente descritte come in questa sul problema della droga e via via scorrono pezzi di Storia Americana che mischiano le vicende del vivere quotidiano, splendida a dir poco è WALTER dedicata al cane del nonno, o ancora da applausi è quella dedicata alla classica "movida" da bar in YOU'RE JUST DRUNK così come splendide sono DRIVING SONG e WARM NOVEMBER dove al controcanto vi è la dolce voce di Phoebe Hunt.
Ottimo il lavoro dei musicisti che accompagnano Harlan tra cui, Warren Hood con il suo fantastico violino, ma non da meno il lavoro di Rich Brotherson alle chitarre, mandolino e lap steel, Rankin Peters al basso, Mike Mizma alle percussioni Marty Muse alla pedal steel e Riley Osbourn al piano.
TIPS & COMPLIMENTS è uno di quei dischi preziosi che, ascolto dopo ascolto, gettano più di un seme nell'animo musicale di chi è attento alle "note belle" e riescono a diventare "Classici" nel giro di poco tempo.
Diciassette "lunghi" anni dopo la sua uscita questo CHINATOWN dello straordinario trio al femminile delle BE GOOD TANYAS mantiene inalterato e prezioso il suo straordinario fascino.
Quattordici canzoni spalmate su poco meno di un'ora di una musica che è anche difficile poi andare a spiegare: perchè non si tratta solo di musica "Folk-Americana" allo stato più puro ed incontaminato, ma è anche della insolita modalità con cui la stessa è suonata, in una sorta di intima celebrazione privata.
Suoni rigorosamente "acustici" (salvo rarissime entrate elettriche) che appaiono "minimali", essenziali. Le tre ragazze di Vancouver, Frazey Ford (chitarra, mandolino, armonica e voce) Samantha Parton (chitarra, mandolino, piano, ukulele e voce) e Trish Klein (chitarra elettrica e acustica, banjo, mandolino, armonica e voce) si riuniscono in quella che potrebbe essere una serena sera estiva appena fuori dalla soglia di casa e su quel portico con vista sul mondo prendono per mano l'ascoltatore e se lo portano appresso in un affascinanate e struggente viaggio tra canzoni di riflessione, perdita e redenzione, mettendo in pista l'amato Townes Van Zandt di WAITING' AROUND TO DIE e mettendoci del proprio con canzoni di una splendida fattura come l'iniziale IT'S NOT HAPPENING o THE JUNKIE SONG, come DOGSONG 2 o ancora IN SPITE OF ALL DAMAGE o SHIP OUT ON THE SEA mettendo accanto a materiale inedito pezzi trazionali della musica americana come HOUSE OF THE RISING SUN che, in mano alle tre ragazze di Vancouver suona come una canzone "nuova".
CHINATOWN è uno di quei preziosi dischi che il tempo che scorre non porta con se ...
Hai a disposizione un ascolto, e poi di loro e del loro suono ti innamori.
Sul come e perchè tale splendido sodalizio si sia interrotto lì pochi anni dopo questo lavoro si potrebbe a lungo recriminare.
Tengo saldo questo disco che profuma di un tempo passato ... troppo lungo da dimenticare.
Secondo album del cantautore sardo Giacomo Deiana, questo SINGLE, è un compendio della sua ottima tecnica chitarrista e compositiva.
Insegnante di chitarra, Giacomo Deiana è padrone assoluto dello strumento che, qui declinato in chiave classica e acustica, riesce ad accendere tante piccole fiammelle nel nostro cuore musicale.
Otto canzoni, cinque delle quali strumentali, compongono questa raccolta che ci porta dentro il mondo musicale di questo raffinato musicista che, persa la vista all'età di dodici anni, ha trovato nella chitarra e nella musica una via che porta alla luce dell'anima.
Nascono dalla sua penna e dalla sua chitarra canzoni splendide come le strumentali BARCELLONA-SARAGOZZA che è un immaginario viaggio in treno tra la catalogna e il capoluogo aragonese, PORTO TAVERNA che è un evocativa cartolina spedita da una caletta sita tra Olbia e Porto San Paolo, PICCOLI PASSI che testimonia la forza di volontà e la capacità di risalita di un cuore coraggioso e determinato, AREDHEL è invece un brano che evoca un paesaggio notturno, boscoso e di un misterioso personaggio femminile che si aggira tra fronde e raggi di luna, mentre in VADINHO si richiama la figura di Vadino, primo marito di Donna Flor romanzo del brasiliano Amado.
In questi brani strumentali emerge nitida e cristallina tutta la classe di Deiana che, con la sua chitarra, costruisce melodie e evoca immagini di forte suggestione.
Ne IL VALZER DELLA DOMENICA alla voce, inconfondibile, troviamo ospite Max Manfredi oltre all'ottima fisarmonica prestata da Pierpaolo Liori, in un brano che celebra, a modo suo, il pomeriggio del giorno di festa.
In TUTTO TRAMONTA il testo è formato esclusivamente da parole che iniziano con la lettera T. Questo tautogramma rende intrigante la canzone che ha, alla voce come ospite, il cantautore Andrea Andrillo. Evocativa nel testo e nel titolo, la canzone testimonia che tutto passa, anche le cose più brutte.
Nella conclusiva SERENA alla voce insieme a Deiana c'è Giuliana Lulli Lostia. Anche questa traccia ha la particolarità di avere il testo composto solo ed esclusivamente da parole che iniziano con la lettera S. Un piccolo Capolavoro.
Deiana con SINGLE ha messo sul piatto tutta la sua perizia di fine chitarrista e un'ottima e geniale capacità compositiva e il giudizio si questo lavoro è, dal mio punto di ascolto, molto positivo.
Un'Artista con la A maiuscola capace di creare un mondo con una chitarra e suoni che sono come immagini.
Dieci Canzoni condensate in poco più di trenta minuti di un "puro e sano" Rock'n'Roll.
Questa è, in estrema sintesi, la salutare "ricetta" proposta dalla band pugliese dei MR BRICKS & THE RUBBLE nel loro album d'esordio BUSY.
Il cantante e chitarrista Dario Mattoni , in arte Mr. Bricks, unitamente ai compagni di viaggio THE RUBBLE, nelle persone di Nicola De Liso alla batteria e Dado Penta al contabbasso mettono sul piatto una serie di ottime canzoni condite alla perfezione con il R&R degli anni 50, musica per ballare, musica dai suoni retrò ma perfettamente coniugata in una moderna salsa "indie- americana".
Al primo veloce ascolto, della prima canzone del disco, che poi è la stessa BUSY che titola l'intera raccolta mi sono bastati pochi nano secondi per riportarmi alla mente le sonorità di uno stupendo disco del Rocker dell'Indiana John Mellencamp. Il suo NO BETTER THAN THIS, disco uscito nell'ormai lontano 2010, ha delle sonorità per molti versi simili a questo lavoro di Mattoni & Soci. Mellencamp registrò le canzoni di quel disco in mono con un unico microfono e un vecchio registratore Ampex degli anni '50. La band pugliese, pur partendo dal nastro di partenza con le stesse sonorità anni cinquanta, vira poi il suono strizzando l'occhio ad una miscela di musica più modernista che rivista la tradizione con l'applicazione di effetti decisamente più innovativi.
A fianco di pezzi ballabilissimi come la canzone che titola la raccolta, o ancora BEETHORMONE, HAVE SOME FUN, SHAVE YOUR LEGS, HICCUP TRAIN, DON'T YOU KNOW non mancano pezzi più lenti come l'evocativa LAST PIECE OF HEART e TRY o decisamente più riflessivi come in YOU'LL NEVER BE MINE, o ancora in ballate dalla sonorità decisamente "distorta" come nella conclusiva VOODOO SPELL.
Detto che a coadiuvare Mr Bricks & the Rubble alla stesura del tapperto sonoro ci sono Francesco Lomangino al sax tenore, Pierpaolo Vitale al piano e Rachel Geary ai cori e detto che BUSY ha ottenuto l'ammissione al progetto Puglia Sound 2019 non resta che applaudire Dario, Nicola e Dado per questa loro opera prima che, per certo, mi ha regalato buoni momenti musicali nel segno di un R&R-Indie-Americana che, passa il tempo, ma resta una garanzia per l'ascoltatore.
"La EMI ITALIANA è abbastanza lieta di presentare GIUBBE ROSSE il primo album dal vivo del cantautore siciliano."
Con questo "strillone" appiccicato alla confezione, sul finire del 1989, Franco Battiato mandò alle stampe il suo primo album dal vivo.
Il nome dell'autore nemmeno venne scritto. Con quel "Cantautore Siciliano" già era tutto chiato e di altro non ce n'era bisogno.
Di questo disco dallo splendente fascino ho un ricordo vivido.
La doppia audiocassetta fu il mio regalo di Natale dell'anno 1989.
L'unico inedito, quel GIUBBE ROSSE che oltre a titolare la raccolta è una stupenda "lettera d'amore alla Sicilia", si accompagnava ad alcune chicche mai incise prima dal Maestro Siciliano come Alexander Platz (incisa prima e con successo da Milva), Lettera al Governatore della Libia (composta per Giuni Russo) e Mesopotamia rivisitazione di una brano scritto per il duo Dalla/Morandi.
Proprio Giuni Russo impreziosì con il suo canto la già citata LETTERA AL GOVERNATORE DELLA LIBIA.
Da L'ERA DEL CINGHIALE BIANCO a CUCCURUCUCU, da GLI UCCELLI a OCEANO DI SILENZIO e via per altri splendenti brani del Nostro queste registrazioni live, come detto, le prime mai pubblicate da Battiato accompagnarono per mesi di ascolto un tratto del mio cammino.
La bellezza struggente della Sicilia che passa per i versi della canzone che titola la raccolta è una delle perle consegnate per sempre da Battiato alla Storia della Musica Italiana.
L'ultima delizia che, in ordine di tempo, mi giunge alle orecchie da quella fantastica Regione è l'album d'esordio di un "ragazzo" che, nato a Grosseto nel 1967, con il suo CAVALLO PAZZO, uscito nel corso dell'anno 2019, mi ha conquistato nel breve giro di un paio di ascolti.
Ivan Francesco Ballerini ha mandato alle stampe il suo disco d'esordio a 52 anni: un disco di splendido "cantautorato made in Italy".
Un disco che è "Figlio" di una Penna straordinariamente ispirata.
CAVALLO PAZZO è una prova d'esordio di quelle talmente limpide che, senza dubbio, meriterebbe di stare tra quelli selezionati dagli amici del Premio Tenco.
Si tratta, per essere precisi, di un "concept" album che presenta dieci brani inediti tutti incentrati sulla vita degli indiani d'America.
Attraverso la storia di Cavallo Pazzo, leggendario nativo americano della tribù degli Oglala Lakota vissuto fin verso la fine dell'800 Ballerini ci porta in un viaggio che, a me personalmente, innamorato delle praterie, del "nostro" Capo dei Navajos Aquila della Notte e di tutte le storie e leggende che girano intorno al favoloso mondo del Far West, è parso a tutti gli effetti un "viaggio magico".
Canzoni dal forte impatto emotivo, scritte con una perizia degna dei Grandi della Musica, quelle di Ballerini, sono dieci autentiche gemme.
Sin dall'iniziale CAVALLO PAZZO che titola la raccolta, e che subito ci conquista passando poi per PREGHIERA NAVAJO che annoto qui e sempre come una delle più "dolci" preghiere che abbia mai ascoltato, la musica di Ballerini nel solo giro di due brani e pochi minuti colpisce nel segno facendolo entrare di diritto nella lista dei "Preferiti".
Alla ballata d'amore di RAGAZZA SIOUX segue la splendida GUFO GRAZIOSO che, sulle ottime chitarre a cura del "nostro" con la collaborazione del musicista Alberto Checcacci, narra delle vincende dell'incontro tra il celebre capo Nuvola Rossa e la misteriosa Gufo Grazioso.
LO SCIAMANO si apre con uno splendido tappeto sonoro che ci accompagna nella vita di colui che in ogni tribù indiana è da sempre una figura "sacra". Brano di magistrale bellezza.
Nel brano MIO FRATELLO CODA CHIAZZATA rieccheggia forte la tragedia del massacro del fiume Sand Creek che già Faber andò cantando nel suo leggendario pezzo. Ballerini attraverso i pensieri di Coda Chiazzata ci porta dentro quel dramma. Altro autentico gioiello di questo album.
C'è poi spazio per un brano IL CANTO DI MIA FIGLIA che Ballerini dedica alla figlia Eleonora, narrando in prima persona dello scorrere inesorabile del tempo.
VECCHIO FUMO è il nome del nonno materno di Nuvola Rossa e, in questo brano, Ballerini ne traccia i tratti essenziali della leggendaria figura per poi proseguire nel medesimo percorso con il brano PENNE D'AIRONE dove le vicende narrate sono quelle di un nonno che, poco prima di morire, cerca di trasmettere al proprio nipote i "veri" valori, l'essenza delle cose che contano veramente.
A chiudere questo sorprendente album la riflessiva NON PIANGETEMI MAI che è una canzone nata dalla lettura di una poesia pellerossa sulla morte e su come questa venga interpretata dagli indiani. Brano di forte suggestione che Ballerini canta in modo magnifico e che ha dentro un valore aggiunto: la preziosa lezione di una vita.
Al momento di "scendere" da questa locomotiva fumante che mi ha portato in giro per le grandi praterie a caccia di storie, miti e leggende dei nativi americani devo stringere la mano a Ivan Francesco Ballerini e dirgli Grazie. Grazie per avermi insegnato cose che ignoravo e fatto conoscere o ricordare personaggi fanstastici.
Questo lavoro che nelle intenzioni dell'artista accosta la triste analogia degli accadimenti di fine '800, con la persecuzione dei pellerossa da parte dell'uomo bianco agli sconvolgenti e attuali flussi migratori che sfuggono da guerre e carestie è una testimonianza del tempo passato e, come tale, uno strumento e un monito per capire meglio il presente.
Viene infine spontaneo chiedersi perchè mai questo Magnifico Singer-Songwriter (per dirlo all'americana) abbia atteso così tanto per dare alle stampe il suo primo disco d'esordio ?
E' nell'evidenza delle cose che, ogni passo della vita, è da compiersi al momento giusto, con il giusto approccio alle cose ed è forse questa la risposta alla domanda di cui sopra.
In poche brevi righe scambiate con Ballerini via mail prima della stesura della presente scheda ho avuto conferma di esseremi imbattuto in una di quelle "Belle Persone" che, qualcuno più saggio di me, per brevità ha chiamato "Artista".
P.S. Complimenti ad Aldo Coppola Neri "patron" della Label RADICI MUSIC RECORDS che ha creduto nel progetto di Ballerini.
P.S. Grazie Sempre all'amico Paolo Tocco che spesso e volentieri mi coinvolge in questi bei viaggi
Un Album di Folk puro, intimo, incontaminato, di una bellezza schietta, pura ed adamantina che riflette nelle sue note e nelle atmosfere che evoca il cielo e la terra della splendida isola dove è stato concepito e registrato: l'Isola del Principe Edoardo, situata al largo delle coste orientali del Canada.
Questo è in estrema sintesi "COYOTE", il settimo album della cantautrice canadese Catherine Maclellan lavoro che è autoprodotto dalla stessa Maclellan con il contributo e l'ausilio del "CANADA COUNCIL FOR THE ARTS" unitamente al "MUSIC PEI" l'ente che rappresenta la musica del "PRINCE EDWARD ISLAND".
Un disco che nasce, quindi, con il contributo della "terra" da dove muove i suoi passi artistici la straordinaria Catherine, cantautrice che è facile accostare per sensibilità artistica ad un'altra Grande Canadese come Joni Mitchell.
Dall'Isola del Principe Edoardo, famosa anche per le "gesta" di "Anna dai capelli rossi" della scrittrice canadese Montgomery, Catherine Maclellan ci regala un pugno di canzoni che rappresentano una forma di "folk incontaminato" che al giorno d'oggi è praticamente estinto.
"COYOTE", nelle sue quattordici canzoni, (dodici quelle indicate nei credits più due ghost tracks) è la chiara testimonianza di quel credo che la Maclellan ha sempre portato dentro la custodia della sua chitarra e nelle liriche delle sue canzoni e che è così ben sintetizzato dalla stessa cantauttrice:
"Forse non abbiamo la stessa storia, ma condividiamo tutti le stesse emozioni e molte delle stesse esperienze. Essere in grado di condividere le mie canzoni e storiecon le persone e trovare dei punti di connessione è ciò di cui mi occupo."
(Catherine Maclellan).
E nell'ululato del COYOTE che rincorre la luna fra le colline antistanti la fattoria di Catherine nella sua "magica" Isola, c'è una vena malinconica che attraversa diverse liriche del disco senza essere mai fine a se stessa, evocando situazioni ed eventi del passato con una dolcezza e una delicatezza propria delle anime sensibili che sanno condividere con altri esperienze "umane" comuni ma sempre poco esplorate.
Strumentazione parca e limitata all'essenziale quella di questo disco, dove al fianco delle chitarre acustiche ed elettriche e a una sezione ritmica mai troppo invasiva trovano spazio violini, violoncelli, bouzouki ed accordion a tracciare un sentiero musicale che evoca per immagini gli spazi sconfinati e a volte desolati dell'Isola del Principe Edoardo.
E così tra viaggi dell'anima come TOO MANY HEARTS, WAITING ON MY LOVE, OUT OF TIME, COME BACK IN e viaggi reali come quello notturno tra le coste dell'Inghilterra e l'Olanda descritto in NIGHT CROSSING Catherine fa splendere una luce propria là dove è l'oscurita a regnare incontrastata.
Splendida è anche THE TEMPEST che ci riporta ad antiche ballate celtiche con quel violino a cura di Karine Gallant che suona in maniera brillante, o la riflessiva EMMET'S SONG dove la cantautrice canadese racconta con il "cuore" in mano una storia di adolescenza travagliata.
Preziosa ROLL WITH THE WIND canzone sull'amicizia e sul senso profondo del suo valore allo stato attuale delle cose così come BREATH OF A WIND che narra del senso di solitudine che tutti prima o dopo sperimentiamo nel tragitto della nostra vita con uno splendido lavoro al violoncello di Nathalie Williams Calhoun.
Preziosa e affascinante la copertina dell'album con uno splendido dipinto di Heather Millar che ben rappresenta una via nello spazio sconfinato dell'Isola del Principe Edoardo.
Alla resa dei conti dischi come questo "COYOTE" che arrivano a noi per strade impervie e dimenticate e ci portano gioielli come queste canzoni che, ti prendono per mano, e contribuiscono in maniera determinanate a tenere ancora viva quella fiammella che arde nel cuore e ti aiutano a proseguire il cammino con un filo di luce in più in fondo alla via.