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domenica 19 febbraio 2017

TUNESMITH RETROFIT - KELLY JOE PHELPS


⭐⭐⭐⭐

(ROUNDER EUROPE - 2006)

Chitarrista Virtuoso e  di Classe Sopraffina  Kelly Joe Phelps modella in  questo suo  TUNESMITH RETROFIT canzoni che sono tra le migliori della sua intera discografia: dalla straordinaria SPANISH HANDS, a  CROW'S NEST,  a THE ANVIL, e le strumentali MACDOUGAL (dedicata a Dave Van Ronk) e TUNESMITH RETROFIT. Tra gli ospiti che impreziosiscono le canzoni  nel disco merita senza ombra di dubbio una citazione il violino di Jesse Zubot. 




Recensione tratta da IL TONNUTO 67 - Novembre 2006

di Rho Mauro

Kelly Joe Phelps è un maestro della chitarra slide e un interprete fantastico del fingestyle più puro ma, purtroppo, è ben poco noto alle nostre latitudini. Come spesso accade, ci perdiamo per strada artisti che, come Kelly Joe, sono magnifici artigiani dell’attrezzo  a sei corde.
Personalmente devo la sua scoperta ad un vecchio cd live del sommo poeta Van Zandt Townes: Live at McCabe’s, album registrato nel celebre negozio di strumenti musicali in quel di Los Angeles il 10 febbraio 1995. Kelly Joe Phelps appare, in quell’occasione, suonando il dobro  in due canzoni. Di lì in poi l’ho seguito con attenzione, ed è uno dei miei preferiti.
Nato nel 1959 negli States Kelly Joe Phelps ha esordito nel 1995 con l’album LEAD ME al quale hanno fatto seguito altri cinque lavori ultimo dei quali quel TAP THE RED CANE WHIRLWIND che, recensito anche su queste pagine l’anno scorso, è anche l’unico live  finora uscito nella sua discografia, ma è un live acustico di bellezza inaudita.
Nel 2003 con SLINGSHOT PROFESSIONALS ha ottenuto i maggiori consensi, almeno fino a che non è uscito questo nuovo lavoro datato 2006, TUNESMITH RETROFIT.
Questo nuovo album si compone di dodici tracce per un totale di poco più di 44 minuti: delle 12 canzoni tre, compresa la title-track, sono completamente strumentali e sono dei gran pezzi di canzone!!
Tutte le canzoni sono scritte di proprio pugno da Phelps, sia per le musiche sia per i testi e nel disco, oltre alla solita impareggiabile maestria nell’uso della chitarra, il nostro ritorna ad un suo antico amore, ossia quello per il banjo, strumento che Phelps padroneggia in maniera superlativa e che regna maestoso in alcune composizioni.
Di dischi ne escono migliaia ogni mese, è impossibile star dietro a tutto, anche per il più appassionato degli appassionati: così ognuno sceglie il proprio genere, il proprio autore e lo segue attraverso le mille opportunità oggi consentite, cd, internet, tv ecc.ecc.
Ecco, un disco come TUNESMITH RETROFIT è uno di quei dischi che, in partenza,  si possono perdere tra la moltitudine delle uscite discografiche annuali; solo riuscendo a fare una buona cernita di base prodotti come questo restano, alfine, nella rete dei migliori di una annata.
Phelps  crea con la sua chitarra un suono del tutto particolare; è come detto in partenza un maestro del fingerstyle e la sua musica ha un marchio di fabbrica  subito riconoscibile.
Metto questo disco direttamente tra le cose migliori di questo 2006 certo che non sarò da voi compreso: a meno che non proviate ad ascoltare qualcosa di questo suo nuovo lavoro al sito http://www.kellyjoephelps.net/news/index.htm
Nella sezione della discografia avete anche la possibilità di vedere un video, registrato poco più di un mesetto fa, della canzone BIG SHAKY, giusto tanto per capire che razza di chitarrista sia il nostro Kelly Joe.
TUNESMITH RETROFIT si apre con la superba CROW’S NEST e la seconda traccia THE ANVIL è già una di quelle che lasciano il segno. Ma è tutto il disco che suona in maniera perfetta tanto che già alla terza canzone  SPANISH HANDS siamo all’apoteosi. I suoni della chitarra a volti fermi e rilassati cambiano spesso andamento e tutto il disco vive proprio intorno alle corde della chitarra di Phelps; e lei che detta i tempi e la voce di Kelly Joe segue a ruota, una strada già ben delineata.
SCAPEGOAT è il primo strumentale del disco ed è un pezzo di  bravura che Kelly Joe Phelps ci regala con l’utilizzo dell’amato banjo; un ritmo forsennato concentrato in un minuto e trentotto secondi di puro godimento per le nostre orecchie.
BIG SHAKY (di cui al video che dicevo prima visibile sul sito di Phelps) è un esercizio chitarristico e vocale veramente superbo.
TIGJT TO THE JAR è il pezzo più lungo del disco con i suoi 5:43 di durata. E’ una bella canzone, calma e rilassata, a tratti appena sussurrata da Phelps.
Lo strumentale MAcDOUGAL è dedicata a Dave Van Ronk, eroe del folk proprio lì a MacDougal Street ai tempi di Dylan e del Village.
LOUD AS EARS, e  RED LIGHT NICKEL non si discostano molto dal tratto più classico della composizione di Phelps.
HANDSUL OF ARROWS è ancora un pezzo che Phelps esegue con il suo banjo ed è dedicata a Chris  Whitley cantautore texano scomparso lo scorso novembre.
Chiude il disco lo strumentale che titola il disco: altro pezzo di tutto rispetto.
A chi consigliare questo disco? Di sicuro a tutti gli amici che suonano o, semplicemente, amano ascoltare il suono della chitarra; loro troveranno di sicuro di che divertirsi tanta è la perizia e la pulizia del suono di Phelps. Un maestro.



(KELLY JOE PHELPS - SPANISH HANDS)


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