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martedì 5 gennaio 2021

GIUNI RUSSO - IL MEGLIO DI GIUNI RUSSO

 



⭐⭐⭐⭐⭐

(NAR  - 2016)


Giuni Russo è stata tra le mie cantanti preferite nell'epoca d'Oro della mia infanzia quando, a cavallo degli anni '80  sfornava, in collaborazione con Franco Battiato, canzoni di un "pop-colto" che lasciavano a bocca aperta.
Consumai letteralmente il nastro della musicassetta che aveva incisa quella splendida UN'ESTATE AL MARE che nell'estate del 1982 iniziò a spopolare per le radio di tutta Italia,
Prendo questa raccolta (tra le molte che si trovano disponibili in commercio)  come  "Sigillo" di questo mio Amore per questa strepitosa artista che aveva una estensione vocale mai vista e che non deve essere dimenticata.
Spalmati sui due cd  di questa raccolta ci sono  25 canzoni tra le più belle mai interpretate da Giuni.
Le dieci canzoni del CD1  sono altrettanti autentici gioielli che spaziano dalle più note UN'ESTATE AL MARE,  SERE D'AGOSTO, LIMONATA CHA CHA CHA  a pezzi forse meno noti ma che meritano di essere riscoperti, come la solare MEDITERRANEA, la divertente ALGHERO, e poi via via titoli che riportano indietro la macchina del tempo come  GOOD GOOD BYE, LE CONTRADE DI MADRID.
Lo straordinario sodalizio con Franco Battiato, le collaborazioni con Giusto Pio, Alberto Radius e altri validi artisti e produttori di quei magici anni '80 rivivono nei solchi di queste canzoni che il passare del tempo non ha minimamante scalfito e si ripresentano all'ascolto nella loro intatta bellezza.
Il secondo cd di questa raccolta è stato assemblato con esibizioni live di Giuni Russo registrate in giro un po' per tutta Italia, dal Palazzo Reale di Milano alla Villa Reale di Monza, dai Fori Imperiali di Roma a Teatro Ariston di Sanremo,  vi si ritrovano "gemme nascoste" come LETTERA AL GOVERNATORE DELLA LIBIA, L'ADDIO, IL SOLE DI AUSTERLITZ,  e molte altre tra cui la struggente LA SUA FIGURA  che  hanno creato il mito di questa straordinaria cantautrice.
Tra pochi giorni, in questo mese di gennaio 2021,  uscirà un disco di inediti di Giuni Russo, ancora a dimostrare che la sua scomparsa nel 2004 ci ha sì privato di una voce "unica"  ma, allo stesso tempo, la  passione per la sua Musica è rimasta intatta in chi l'ha potuta ascoltare ed amare ...
Indimenticabile ... "La Sua Figura".



(IL MEGLIO DI GIUNI RUSSO - CD 1)





(IL MEGLIO DI GIUNI RUSSO - CD 2)















mercoledì 30 dicembre 2020

FRANCESCO BACCINI - NUDO

 


⭐⭐⭐⭐⭐

(C.G.D.  - 1993)


Pubblicato nella primavera del 1993  il quarto album in studio di Francesco Baccini  NUDO iniziò a girare nel mio lettore cd il giorno di Natale di quello stesso anno.
Fu il mio (auto)-regalo da mettere sotto l'albero  di quell'anno e lo ricordo sempre con grande piacere e con un buon carico di emozioni.
In questo disco, per la prima volta nella storia della canzone d'Autore Made in Italy, un cantautore dedicava una canzone ad un "Mauro";  la splendida MAURO E CINZIA è una delle ballate più belle e malinconiche mai scritte da Baccini e in quegli ultimi versi "Li han trovati come due bambini / stesi mano nella mano / Mauro e Cinzia adesso son vicini / nel buio guardano lontano."  trovai allora, e trovo anche negli ascolti odierni tutto il mistero della Vita.
In quel contesto natalizio feci suonare fino ad impararla a memoria  VENTICINQUE DICEMBRE mentre l'iniziale HO VOGLIA DI INNAMORARMI  è una canzone di grande effetto.
In PORTUGAL alla voce  c'è ospite il cantautore e autore partenopeo Patrizio Trampetti mentre una menzione d'onore la merita la canzone MANI DI FORBICE ispirata al celebre film "Edward Mani di Forbice"  che Baccini rilegge nel suo classico stile là  dove le parole diventano poesia e la poesia emozione vera.
Divertente la filastrocca  NON SOLO A ROMA, che riporta un pizzico di ironia in puro Bacc-Style lungo i solchi di un album che ha visto il nostro abbandonare in gran parte questa sua caratteristica  per sondare più a fondo l'animo umano sino riportare a galla ricordi di un tempo passato che si ripropone nella ballata RIFACCIAMO IL MURO DI BERLINO.  
Nella conclusiva WHEELS IN MOTION,  canzone ufficiale dei mondiali di ciclismo dell'anno 1993, alla voce insieme a Francesco Baccini ed al cantautore norvegese Jahn Teigen c'è una leggenda delle due ruote come Eddy Merks che introduce il brano.
Con lo stesso titolo, NUDO, Baccini in quello stesso 1993 mandò alle stampe la sua autobiografia che, edita da Bompiani, mi fu molto utile per riavvolgere i fili dei dischi fin lì licenziati dal nostro e intuirne, fino in fondo, la Classe Pura e Cristallina. 



P.S. Il libretto dell'album riportava i testi delle canzoni tradotte nelle principali lingue.

(FRANCESCO BACCINI - MAURO E CINZIA)










(FRANCESCO BACCINI - WHEELS IN MOTION)

lunedì 7 dicembre 2020

TERRA SPENCER - CHASING RABBITS

 



⭐⭐⭐⭐⭐


(Autoprodotto  - 2020)


Una tempesta di neve nel cuore di una notte dell'inverno in Nuova Scozia. 
L'unico bagliore di luce è in lontananza un riflesso in una casa al confine con l'infinito ... e dentro quella casa, dietro i suoi vetri appannati, una musica senza tempo scalda i cuori come solo il fuoco di un camino accesso saprebbe fare.
Così ho  trovato sulla mia via musicale quella della cantautrice canadese Terra Spencer,  e del suo stupendo CHASING RABBITS. Un incontro avvenuto per un puro  caso,  deciso dal destino.
Stavo andando a riprendere su  internet una splendida "canzone invernale" dall'album COYTOTE della conterranea della Spencer, la cantautrice canadese Catherine Maclellan ( qui la recensione di Coyote ) quando mi è apparsa, in tutta la sua splendida bellezza la  copertina "innevata" che vedete qui sopra.  
Una foto splendida, evocativa, ad opera di Sarah Kasprzack, che rappresenta uno splendido biglietto da visita per un album che si è rivelato una Autentica Gemma. Una delle copertine più belle che abbia visto negli ultimi anni. Una Cartolina dal Canada. Una cartolina da un luogo al confine con l'infinito.
CHASING RABBITS è autoprodotto dalla stessa Terra Spencer e non è distribuito fisicamente se non in qualche punto vendita in Nuova Scozia, la provincia canadese nella quale la cantautrice vive.
Ho così acquistato l'album sullo store digitale di Amazon e già al primo, veloce, ascolto le dieci canzoni che compongono CHASING RABBITS mi hanno colpito al cuore.
Mi sono ritrovato avvolto in una "calda coperta musicale" lunga 51 minuti che mi ha davvero scaldato l'anima.
Dieci composizioni che sono come dieci piccoli cortometraggi. Terra Spencer evoca davvero immagini nitide con le sue liriche e si pone a metà della strada dove il primo Randy Newman incrocia Jackson Browne, applicando in maniera solida ed incisiva tutta l'arte propria dei più Grandi Singer-Songwriter.
L'ottimo lavoro svolto dall'ingegnere del suono Lil Thomas nel suo "Sonic Temple" di Halifax ha donato a queste registrazioni un suono perfetto e ogni singola nota è al posto giusto.
Concepito dalla Spencer nel corso degli ultimi tre inverni, questo CHASING RABBITS  raccoglie, sullo sfondo di una ambientazione costantemente innevata,  tutte le più intime riflessioni  dell'autrice sullo scorrere naturale delle cose della vita, della natura, dei legami, della lontananza da casa, del sentirsi a casa, degli affetti, delle cose, insomma, che riempiono la vita di tutti noi e, con il cuore nella sua penna ci regala uno spaccato del suo mondo e del mondo che la circonda portandoci così nella sua terra ed evocando immagini che spaziano nel tempo.
L'album si apre con la struggente MELT ballata che la Spencer interpreta al piano e che  ha sullo sfondo la neve e il caldo tepore di una storia d'amore, con un tappeto sonoro che si apre con l'uso dei fiati grazie all'ottimo lavoro di Sarah Kasprzack al corno francese, di Steve Reid alla tromba e Andrew Jackson al trombone mentre la sezione ritmica con il contrabbasso di Adam Fine e le percussioni di Jordi Comstock impreziosiscono il brano così come i cori con il contributo di Sarah Frank e Luke Fraser, ossia i due membri del gruppo folk canadese THE BOMBADILS, un duo che macina, in proprio, musica di spessore. Indubbiamente un apertura con il botto. Canzone che conquista subito il cuore.
Segue LUNENBURG MOON canzone che rievoca momenti del passato in versi di impatto cinamatografico come gli iniziali "The church glowing golden / I remember your smile / And the echo of footsteps as we met in the aisle / And the music was gentle but it lifted us high / It was just an old folk song / but it still made me cry." e che, nella sua struggente bellezza vede ancora THE  BOMBADILS  dar manforte dalla Spencer con Sarah Frank ai cori e al violino e Luke Fraser ai cori e mandolino. Altro brano di pregevole fattezza.
Quindi è la volta della canzone che titola la raccolta. CHANSING RABBITS parte dalla triste vicenda della cagnolina Cleo, del suo incidente, e del suo problema con gli spazi vuoti nei quali corre con il rischio di non riuscire più a ritornare indietro. Terra Spencer rivela, in questa canzone,  tutta la vulnerabilità e la fragilità degli esseri viventi, ognuno con i suoi "conigli da inseguire",  conigli che ci perseguitano nel sonno e che non riusciamo mai ad acchiappare. Il tappero sonoro della canzone è arricchito dal sassofono di  David Christensen  e dalle percussioni al djembe di Scott Ferguson che regalano un tocco magico al risultato finale.
IN THE CITY è un atto di amore vero che Terra Spencer  dedica alla città di Halifax. Tra ricordi dell'infanzia e dei negozi di giocattoli nel periodo di Natale sino ai tempi del College e dei primi difficoltosi amori, la penna della Spencer tratteggia un luogo magico che sta sospenso tra passato e presente, tra agrodolce e umori di una  vita vera. Il video di questa canzone eseguita in presa diretta presso il "Sonic Temple"  è semplicemente fantastico e vi invito ad andarlo a vedere a questo link "In The City"
In questa splendente canzone che la vede impegnata al piano sono con lei i membri della Bela String Quartet di Halifax nelle persone di Ann Wedlock al violino e arrangiamento degli strumenti, Anthony Risessco al secondo violino, Alex Bates alla viola, e Chaterine Little al violoncello. Uno dei pezzi più struggenti del disco.
In TRAINING TO FLY, partendo dal cielo grigio dell'autunno canadese e dalle famiglie di oche canadesi che si allenano a lasciare questi luoghi per la loro migrazione stagionale,  la riflessione della Spencer si estende ai sentimenti che accompagnano i figli che lasciano il "nido" materno per allungare le proprie ali lungo rotte nuove e sconosciute. Avvolgente il suono del piano della Spencer così come  l'assolo al sassofono di David Christensen.
MOTHERLAND è la canzone della "distanza", della "mancanza", della nostaglia della propria casa, dei propri  figli, del proprio mondo. Terra Spencer traduce in poesia il sentimento di chi deve, per necessità, spostarsi lasciando il proprio mondo di affetti a casa. Il brano per chitarra e piano a cura della Spencer e con una punta di violino a cura di  Sarah Frank, le tenui percussioni di Jordi Comstock e un dolce flauto suonato da Christensen è davvero suggestivo.
MANITOBA MAPLE è una sorta di inno a questo acero tipico del Canada. E nella storia della natura, nella storia di questa pianta che ha le sue radici ben salde nella profondità del terreno la Spencer evoca la forza dei ricordi, come semi nascosti nei rami del nostro albero genealogico. Una ballata per piano e voce molto suggestiva con i THE BOMBADILS ai cori e nella quale trovano via via  spazio i fiati della tromba di Steve Reid e del trombone di Andrew Jackson  a rendere il tutto davvero unico.
La natura selvaggia delle foreste del Canada è ben trattegiata in COYOTE che  vede la descrizione della forza tragica della natura stessa , narrando del incontro - scontro tra uno sciatore e l'animale selvatico in un bosco innevato e disperso sul confine tra il bene e il male. Bellissimo l'intro al violino a cura di Sarah Frank e ottimo anche il lavoro alla pedal-steel di David Campbell così come il mandolino di Luke Fraser. 
FEELS LIKE HOME narra del ritorno alla propria casa, da non intendersi certamente come luogo fisico, quanto piuttosto quale luogo degli affetti. Versi di una adamantina bellezza come  "Home / When I see your face / I am in a place that feels like home."  lasciano pochi spazi all'interpretazione. Il viaggio di Terra Spencer negli inverni della vita conduce sempre a casa. Alla chitarra elettrica c'è il tecnico del suono Lil Thomas, mentre "under file"  "Home Choir" oltre ai già più volte citati Sarah Frank e Luke Fraser troviamo i "The Kasprzaks" dietro i quali non è difficile poter identificare marito e figli della Spencer.
A chiudere questo Grande Disco vi è la canzone SAIGON. Qui i riferimenti si fanno decisamente più complicati. Nella neve e negli uccelli della neve e nella misteriosa ragazza di Saigon. Come dichiarato dalla stessa Spencer in un'intervista, questa canzone "é una storia sui lati opposti del mondo". Straordinario l'impatto sonoro di questa canzone che vede ancora i fiati e il corno francese in evidenza. Senza ombra di dubbio tra le vette di questo album. Strepitosa.
Alla resa dei conti, posso dire che inizialmente attratto dalla foto della copertina di questo album,  una volta  aperto il discorso musicale, vi ho  trovato dentro, senza ombra di dubbio, una delle più straordinarie cantautrici del continente Nord-Americano.
Accostare Terra Spencer alle più Grandi Cantautrici Canadesi, partendo magari dalla più celebre Joni Mitchell,  potrebbe forse sembrare un azzardo, ma al quarto o quinto attento  ascolto di CHASING RABBIT, posso affermare che non lo è affatto. 
Terra Spencer è decisamente di una Classe Superiore.


(TERRA  SPENCER - CHASING RABBITS)




(TERRA SPENCER - MELT)





(TERRA SPENCER - SAIGON)







 





sabato 5 dicembre 2020

RAFFAELE KOHLER SWING BAND - RONDINI

 



⭐⭐⭐⭐⭐


(APPALOOSA RECORDS  - 2020)


Quella di Raffaele Kohler è, in questo momento storico, la tromba più famosa d'Italia  e la più riconosciuta in tutto il mondo.
Le immagini della sua performance, da dietro le inferriate delle finestre di casa sua,  in Via Fauchè a  Milano, la sera del 13 marzo scorso, hanno fatto in breve il giro del mondo e l'hanno consacrato per l'eternità ad icona del "lockdown" italiano.
Le note di "O Mia Bela Madunina"  sono entrate in pochissimo tempo, grazie a Radio e Tv, nelle case di tutti gli italiani e poi riprese dalle varie emittenti un pò in tutto il mondo assumendo in breve un valore "epico" di  resistenza e di speranza allo stesso tempo, diventando anche fonte di ispirazione per artisti di tutto il mondo come ha dichiarato la celebre Cantautrice statunitense Joan Baez.
La performance di  Kohler di quella sera si è ripetuta poi via via sempre alla stessa ora, le 18,00,  nei giorni successivi,  fissando in breve  uno di quegli appuntamenti che, come raccontava Antoine De Saint-Exupéry nel suo "Piccolo Principe"  attraverso la voce della volpe "Se tu vieni, per esempio,  tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice",  segnano il tempo di una giornata anonima e triste passata forzatamente tra le mura di casa rendendola carica di attesa e di gioia.
A quelle note di tromba tutti, chi più chi meno, abbiamo avuto un sussulto di commozione.
Kohler con la sua tromba ha portato dentro ognuno di noi un piccolo seme di speranza. 
Quello che serviva per poter affrontare i lunghi giorni del lockdown.
E questa, ad ogni buon conto, è la potenza della Musica e ed è anche la forza e la credibilità dei suoi più veri interpreti.
Quando la Barilla ha ingaggiato Sofia Loren come protagonista dei suoi spot televisivi per omaggiare l'Italia del  lockdown, la stessa attrice, come unica condizione per accettare, ha posto l'indispensabile presenza  del "trombettista che ha commosso il mondo."
E così Raffele Kohler è diventato l'icona musicale del lockdown.
A Milano la sua tromba ha risuonato nello Stadio Meazza in San Siro la sera dello scorso 17 ottobre , poco prima dell'inizio del derby di campionato di calcio Milan-Inter e sempre nella sua Milano la sera del 3 dicembre la sua tromba ha siglato l'accensione delle luminarie di Natale che,  partendo proprio dal Duomo, per chilometri illuminano di azzurro le notti milanesi.
E proprio quella spendida "O Mia Bela Madunina" (in una versione decisamente New Orleans-Oriented) che l'ha reso celebre nel mondo è la canzone che Kohler ha scelto come brano di chiusura del suo ultimo disco, RONDINI,  registrato in studio con la sua "Swing Band".
Un album dove, oltre a ritrovare il caldo e avvolgente suono della sua tromba in composizioni originali come ANTEO, dolce ninna nanna swing scritta da Kohler per il figlio  che ancora doveva nascere, e la stessa RONDINI dolce ballata dedicata alla compagna Bettina, canzone che titola la raccolta,  vi sono pezzi classici del repertorio italiano come  SE STASERA SONO QUI di Luigi Tenco, pezzi di jazz tradizionale come THE SHEIK ARABY, o ancora brani perfetti per una spy story come SUMMER'S FADING  e ancora un pezzo di puro divertimento come  ME 'SO IMBRIACATO di Alessandro Mannarino.
La Swing Band, nelle persone dell'inseparabile trombonista Luciano Macchia, della superba cantante Gabriella De Mango,  del duo Matteo D'Amico e Francesco Moglia alle chitarre, per finire con il prezioso e preciso lavoro della sezione ritmica con il basso elettrico di  Giovanni Doneda  e la batteria di Stefano Grasso avvolge il suono della tromba di Kohler con un tappeto di splendide sonorità che rendono il viaggio musicale di  RONDINI un sensazionale compendio di emozioni positive.
Di questo triste anno 2020 ciascuno di noi conserverà i propri ricordi, al novantanove per cento tristi, ognuno e per i suoi motivi: giorni pieni di angoscia e cupa rassegnazione. 
Resta a tenerci a galla quell'uno per cento, quella piccola ancora che ci ha consentito di restare  aggrappati alla nostra quotidianità. 
Resterà per sempre quel minuto e mezzo del suono della  tromba di Kohler che ci ha dato una scossa, nel profondo, andando ad illuminare quelle piccole finestrelle dell'anima che non vedevano la luce da giorni.
Potenza della Musica.
Grazie Raffaele. 



(RAFFAELE KOHLER - MILANO 13-3-2020 - O MIA BELA MADUNINA)








giovedì 3 dicembre 2020

LORENZO MONGUZZI - ZYNGHER

 


                                                               

⭐⭐⭐⭐⭐


(APPALOOSA RECORDS  - 2020)



Ricordo, era la primavera del 2004, un concerto dei Mercanti di Liquore presso il Teatro di Santa Valeria a Seregno. In quella serata  Lorenzo  Monguzzi, vocalist del gruppo, era sul palco con i compagni di ventura, Piero Mucilli alla fisarmonica e Simone Spreafico alla chitarra per presentare il loro secondo disco, quello splendido LA MUSICA DEI  POVERI  la cui copertina è sempre visibile nell'intestazione di questo blog e la cui scheda è rintracciabile qui: La Musica dei Poveri.
Un "power trio" acustico che macinava una Musica di Semplice e Pura bellezza.
Questi ragazzi avevano stoffa. Da vendere.
Di lì a poco il sodalizio con Marco Paolini avrebbe dato loro la giusta visibilità.
Poi il percorso del gruppo si interruppe e Lorenzo Monguzzi proseguì la sua carriera artistica dando alle stampe  l'album PORTAVERTA nel 2013.
Ora, a distanza di sette anni da quel primo album solista, Monguzzi  ritorna con ZYNGHER un progetto sicuramente singolare: proporre delle canzoni "classiche" della storia della musica rivisitate nel dialetto brianzolo unitamente ad alcune composizioni proprie del cantautore che ben si accoppiano ai classici rivisitati.
La voce di Lorenzo Monguzzi richiama, a tratti, la voce del Grande Faber e così, questo "Bignami di Storie Brianzole" io lo vedo un po' come una sorta di "Creuza de ma".
Il disco parte con una composizione originale di Monguzzi,  "La tusa de Lisùn", ossia "La Ragazza di Lissone"  ballata "di ringhiera" che tra cori e violino conquista già al primo ascolto.
"Henry Lee"  rivisitazione dell'omonima canzone di Nick Cave cantata da Monguzzi con l'accompagnamento alla voce di Leslie Abbadini è una densa ballata che, con il lavoro prezioso di Nadir Giori al contrabbasso, Raphael Maillet al violino e Andrea Sangineto alle arpe assume toni epici. Grande Canzone.
"Un alter cafè"  propone il ritorno dopo tanto tempo in un luogo che, ora,  è cambiato, e dove il protagonista si trova ad essere estraneo,  avvolto solo dai suoi ricordi.
"I rivoltèi de Brixton" è la rilettura de  "The Guns of Brixton" dei Clash e si apre con una chitarra  "tanghera". Brano suggestivo.
"Zyngher", canzone che titola il disco, è la rivisitazione di  "Gipsy" di Suzanne Vega. Altro brano che convince appieno e che vede, alla fisarmonica, Piero Mucilli in una "sorta" di mini reunion dei Mercanti di Liquore.
"L'è minga vera" è una ballata originale di Monguzzi, una sorta di "love-song di ringhiera". Convince Monguzzi allorchè tratteggia questi ritratti di storie di paese. Convince in pieno.
"San Vitùr Blues" già dai primi secondi di chitarra mette sul piatto il tipico "boom-chicka-boom" del Leggendario Johnny Cash. Ed infatti la canzone è la rivisitazione di "Folsom Prison Blues", brano classico di Cash. Monguzzi lo rivede alla sua maniera e così il celebre  verso "I shoot a man in Reno just to watch him die "  nella rivisitazione diventa "Ma ho masà un omm a Torino, giust per vedel crepà". 
Il disco si chiude con una splendida "preghiera laica" composta da Monguzzi: "Preghiera del làder",  "Preghiera del Ladro" un brano di pura e struggente poesia.
Versi di una bellezza davvero unica come quelli che accompagnano il finale: 

"Signùr su no se basta dì che me despiàss su no se sunt in temp ammò a scüsass Te ghe resòn, ghe vör propri un bel talent a s’cèppà i finester e pö lamentass del vent
Ma i tò fioeu ti è fa un po’ cumplicàa perduna anca quei ch’inn vegnù mà Quei ch’inn burla föra de la cesta L’è l’unica manera de salvài l’è l’unica vittoria che ghe resta."

"Signore, non so se basta dire che mi dispiace non so se sono ancora in tempo a scusarmi Hai ragione, ci vuole proprio un bel talento a rompere le finestre e poi lamentarsi del vento
Ma i tuoi figli li hai fatti un po’ complicati perdona anche quelli venuti male Quelli che sono caduti fuori dalla cesta È l’unico modo di salvarli è l’unica vittoria che gli resta."

ZYNGHER è un disco che svela appieno il talento di Lorenzo Monguzzi, cantautore capace di comporre brani di grande valore ma, al tempo stesso, capace di reinventare, in maniera credibile e musicalmente ineccepibile, anche i grandi brani degli altri artisti.
In una parola: Maestro.







sabato 21 novembre 2020

SARAH JAROSZ - UNDERCURRENT

 


                                                                     ⭐⭐⭐⭐⭐


(SUGAR HILL  - 2016)



Classe 1991, nata ad Austin, nel cuore del Texas, la cantautrice e polistrumentista Sarah Jarosz pubblica nel  giugno del 2016 il suo quinto album in studio: UNDERCURRENT.
L'album, un Puro Esercizio di Stile di matrice Americana, è quello della svolta per questa straordinaria e talentuosa artista.
UNDERCURRENT, infatti, vince ben due Grammy, come Best Folk Album dell'anno, e con  la canzone HOUSE OF MERCY come Best American Roots Performance, confermando, in maniera limpida, tutta la classe di questa giovane ragazza del Texas.
Sarah Jarosz, impeccabile, con il suo Stile Autentico al mandolino (che già suonava su un palco in compagnia di una Leggenda come David Grisman all'età di soli 12 anni), al banjo, e alla chitarra, propone in questi 36 minuti   di musica undici canzoni  che sono da intendere un po' come la mappa di una vita, dove a delusioni sentimentali si allacciano riflessioni e vi si trova dentro tutto quanto il "tribolare" di un'esistenza  vissuta con "sentimento".
Splendida la ballata di apertura, EARLY MORNING LIGHT con la Jarosz che, in solitudine, chitarra e voce narra di una relazione difficile che, tra dubbi e rimpianti, lascia spazio a riflessioni che ognuno di noi può declinare allaccinadole alle proprie esperienze.
La Canzone HOUSE OF MERCY che, come anzidetto, è valsa alla Jarosz un Grammy è una sorta di blues  oscuro che viaggia con  versi come  i conclusivi "Underneath that shirt you're wearin / strained muscles and a heart of stone / Double-crossing like a wild chameleon / You make me want to be alone" ( Sotto quella maglia che indossi / muscoli tesi e cuore di pietra /  traditore come un camaleonte selvaggio  / mi fai venir voglia di restare sola),  che appaiono frutto della penna di un'anima che ha sofferto e si sta liberando del veleno utilizzando la musica come una sorta di terapia.
Il tema delle "relazioni fragili" ritorna nel brano STILL LIFE dove al mandolino della Jarosz si accompagnano l'ottimo lavoro dei collaboratori Mark Schatz al basso,  Sara Watkins al violino e Aoife O'Donovan alla chitarra.
Di notevole spessore anche la canzone BACK OF MY MIND con l'ottimo lavoro di Luke Reynolds  alla pedal steel e Jedd Hughes a dar manforte con la sua chitarra a quella di Sarah.
TAKE ANOTHER TURN è un altro gioeillino acustico con la Jarosz che, sola, chitarra e voce si chiede "What does it mean to be lost ? / You can find your way on a map" (Cosa significa perdersi ? Puoi trovare la tua strada su una mappa) gettandosi a capofitto in un'altra riflessione che, abbracciando la sfera personale abbraccia tutte le nostre esistenze.
La conclusiva JACQUELINE è una canzone nata sulle rive del bacino Jacqueline Kennedy Onassis a Central Park,  dove la Jarosz, ora di casa a New York, si ritrova per riflettere sul senso delle cose della vita evocando proprio il fantasma e lo spirito  di Jacqueline in un crescendo di struggente poesia.
Con queste storie  narrate in UNDERCURRENT  Sarah Jarosz condivide vicende molto personali che ci svelano un'anima combattuta e certamente combattiva, in grado con la sua perizia lirica   e strumentale, di scavare a fondo nelle emozioni umane regalando ad ogni ascoltatore che accosterà il suo cuore al viaggio,  mappe di luoghi oscuri, certo, ma già pronti ad essere illuminati.
Magistrale.



(SARAH JAROSZ - JACQUELINE)






sabato 7 novembre 2020

POOH - 1971/1974

 


💓💓💓💓💓

(CGD - 1975)


La triste notizia della scomparsa dello storico batterista dei Pooh Stefano D'Orazio giunge in questo inizio di novembre 2020 come l'ennesima "batosta" figlia di questo maledetto anno.
Scelgo un disco da 5 cuori,  ancora prima che da 5  stelle, per commemorare e Ringraziare D'Orazio che entrò nella line-up della band proprio in quel 1971 che è il mio anno cardinale.
Questa raccolta, uscita nel 1975 e che comprende brani leggendari come PENSIERO, TANTA VOGLIA DI LEI, NOI DUE NEL MONDO E NELL'ANIMA, INFINITI NOI,  QUANDO UNA LEI VA VIA,  per citare solo i più conosciuti, mi ha accompagnato in lunghi ascolti nel corso degli anni  passati diventando una "Pietra Miliare"  nella mia personale raccolta di album musicali.
Splendide canzoni, che hanno costituito la colonna sonora di una parte importante della vita di molti di noi che siamo cresciuti a cavallo tra gli anni settanta e ottanta,  questi brani dei Pooh hanno passato indenni lo  scorrere del tempo mantendo inalterata la loro lucida e poetica visione di un mondo fatto di amore e romantica, autentica, passione.
Salutiamo un Amico e allo stesso tempo  teniamoci strette queste canzoni che sono il Ricordo di un Tempo Passato e la speranza di essere sì ... INFINITI NOI.



(POOH - INFINITI NOI)