Dopo tre album in Studio il collettivo emiliano dei MODENA CITY RAMBLERS (capitanato dal bravo Stefano "Cisco" Bellotti) riunisce, in una serata dell'ottobre 1998, una buona fetta dei suoi estimatori presso il Sisten Irish Pub di Novellara (RE) per una esibizione live che verrà registrata e passerà alla storia come RACCOLTI- LIVE ACUSTICO AL SISTEN IRISH PUB.
La magica atmosfera del locale, il tintinnio dei bicchieri, i colpi di tosse, gli errori e le risate unitamente ai suoi acustici dei ragazzi del collettivo di combat-folk emiliano rendono queste registrazioni assolutamente uniche e imprescindibili per chi ha avuto nel cuore la musica di Cisco & Co. Il fatto poi che l'album sia stato registrato lì nella patri di un Grande come Augusto Daolio mi rande questo disco ancora più "simpatico".
I M.C.R. passano in rassegna le loro cose migliori: ecco quindi rivestite in chiave acustica canzoni come GRANDE FAMIGLIA, AHMED L'AMBULANTE, AL DIEVEL, che sono classici della loro produzione e che sono patrimonio di quella Grande Storia della Musica Made in Emilia.
Citazione assolutamente doverosa per la versione qui presente di BELLA CIAO ma è tutto il live acustico che suona una meraviglia.
Il "Segreto" meglio custodito della Musica D'Autore Made in Italy ha un nome: Pippo Pollina. Sopraffino cantautore di origine siciliana deve emigrare in Svizzera per "trovare" la sua "America Musicale". E così tra Svizzera e Germania il suo Mito viene coltivato in Segreto econ Cura. I "Benemeriti" dell'etichetta Storie Di Note lo riportano in Italia. Questo CAMMINANDO raccoglie il meglio della sua produzione del periodo 1999/2003. Pollina con le sue canzoni, piano e chitarra, coinvolge e appassiona: canzoni come DUE DI DUE, VERSI PER LA LIBERTA', I RAGAZZI DELLA VIA PAAL, LEO sono autentiche perle. Assolutamente da Sentire. Magico.
(Recensione tratta da IL TONNUTO 30 - Maggio 2003)
di Rho Mauro
Il sindaco di Palermo Leoluca Orlando è stupefatto quando,
dopo aver letto lo straordinario successo ottenuto all'estero dal suo
concittadino Pollina si chiede come possa, un simile talento, essere emigrato
senza lasciare traccia della sua opera musicale... e, immediata, dalla sua scrivania parte una lettera
contenente un invito che riporterà Pippo nella sua Palermo dopo anni.
Addirittura, in una notte dell'autunno 1997 il sindaco di
Palermo incontra Pippo a Bruxelles, dopo un concerto, e tra i due nasce
un'amicizia, che segnerà il ritorno di Pippo nella terra natia.
Pochi in Italia conoscono Pippo Pollina, proprio pochi,
eppure, il ragazzo (classe 1963), che nel 1985 ha lasciato l'Italia e si è
trasferito a vivere a Zurigo, in Germania, Austria e Svizzera, ha venduto nel corso di questi
anni, qualcosa come 250.000 copie dei suoi cd.
Un paradosso assoluto, se si pensa che in Germania Pippo
riesce a riempire gli stadi di calcio, ottenendo un effetto di richiamo persino
maggiore di gente affermata del calibro di Ramazzotti, tanto per fare un
esempio.
Basta un piccolo viaggetto all'interno del guestbook del suo
sito internet, per rendersi conto di
quanto bene vogliano i teutonici a questo nostro eroe.
Pippo esordisce musicalmente partecipando alla costituzione
del gruppo popolare "Agricantus", andando a ricercare musicalità
etniche strettamente legate all'america latina e quindi al sud-italia e
siciliane in particolare.
Nel 1985 Pippo lascia la Sicilia e, dopo una peregrinazione
durata quasi tre anni in giro per l'Europa, durante una tappa del suo viaggio,
a Lucerna, incontra il cantautore Svizzero Bardill che, intuendone le
prospettive, lo prende sotto la sua ala protettiva. Di lì a poco Pippo pubblica
la sua prima opera "Aspettando che sia mattina". Pubblicato
dall'etichetta svizzera Zytglogge, l'album avvia il nostro verso un successo,
dapprima circoscritto al territorio elvetico e poi via via fino ad arrivare in
Germania e Austria.
Nel giro di pochi anni Pollina è riconosciuto come autentico
artista fenomeno, tanto da salire regolarmente sul palco in compagnia di
artisti del calibro di Van Morrison e Tracy Chapman. Seguiranno altri
fortunatissimi album e una miriade di concerti in giro per l'Europa, questa
volta non più alla ricerca della fama, ma quale affermato artista.
La collaborazione con mostri sacri della musica italiana
come Franco Battiato e Nada contribuiscono ad accrescere la dimensione di
questo cantautore.
Qui si ricollega l'incontro con il primo cittadino
Palermitano che ha il merito di riportare Pippo sul suolo italico dove, pur
continuando a rimanere pressoché sconosciuto, comincia a farsi largo... fino ad
approdare, casualmente, come tutte le cose belle della vita, anche nelle nostre
mani.
La sera del venerdì Santo decido quale sarà il mio uovo di
Pasqua... è bello, farsi dei regali da soli ragaz..., è bello...
Così arrivo in edicola. So bene cosa cercare ("WORLD
MUSIC") e dove... poi l'occhio mi cade su una rivista "compact"
che è composta da un cd con un libretto (la rivista)... ha un nome
"americano" INDEPENDENT MUSIC"... ma ha in copertina un nome
italiano PIPPO POLLINA , con una scritta gigantesca che recita "IL
CANTAUTORE ITALIANO CHE HA VENDUTO 250.000 COPIE DEI SUOI CD IN GIRO PER
L'EUROPA"... ed ancora la locandina recita di partecipazioni straordinarie
nel cd con due nomi: BATTIATO e NADA... tutto o forse meno basta a convincermi
che quello sarà il mio uovo di Pasqua. Dimentico cosa sono venuto a prendere e
torno a casa...
Come un vero uovo di Pasqua, non so che sorpresa mi
aspetta... scelgo tra le sedici tracce quella dal titolo che più mi ispira
"I RAGAZZI DELLA VIA PAAL"... parte il cd, e la storia, che tutti voi
conoscete dei mitici ragazzini della via Paal rivive nelle note di una melodia
spettacolosa... con Boka... e tutti gli altri... senza parole... la sorpresa è
oltre ogni rosea aspettativa... e mi lascia entusiasta.
Il cd contiene il meglio di diciotto anni di carriera, ed è
veramente bello; propone un nome nuovo che merita un ascolto... con alcune
canzoni sopra le altre pur decisamente ottime.
Sedici canzoni che testimoniano il successo di uno
sconosciuto italiano all'estero... pensare ai produttori nostrani (grand hijos
della sua puta madre!!) che vanno alla ricerca di talenti solo se i talenti hanno grana da comprarsela
la possibilità di farcela... poveri ottusi!!
Il mito di Rory Gallagher splende di luce propria in questa raccolta di canzoni registrate rigorosamente in acustico che ci permette di scoprire (o riscoprire) la perizia tecnica di uno di quelli che ben si può considerare tra i migliori chitarristi mai esistiti.
Con la collaborazione di artisti quali Bert Jansch, Bela Fleck e i Dubliners Gallagher incanta con quattordici canzoni che sono piccole gemme.
(Recensione tratta da IL TONNUTO 134 - Dicembre 2012)
di Rho Mauro
Disco uscito postumo nel 2003
questo WHEELS WITHIN WHEELS celebra il talento naturale del compianto
chitarrista e cantautore irlandese Rory Gallagher.
Gallagher (1949 – 1995) viene
considerato uno dei migliori chitarristi rock-blues europei di ogni epoca. Le
sue “leggendarie” performance dal vivo hanno avuto la loro consacrazione con
l’album IRISH TOUR ’74 uscito all’epoca come doppio vinile e che il celebre
mensile musicale britannico MELODY MAKER
votò come miglior album live del 1974.
In questo WHEELS WITHIN WHEELS
sono invece raccolte tutta una serie di performance acustiche del nostro
eseguite in solitaria o in session con altri artisti.
Nel corso delle sue esibizioni Rory
Gallagher usava spesso intervallare i potenti brani rock-blues (classici del
suo repertorio) con brani acustici eseguiti in punta di dita.
Il suo desiderio di dare alle
stampe un album tutto dedicato ad un folk-rock-blues acustico vide quindi la
luce otto anni dopo la sua scomparsa soprattutto grazie al lavoro del fratello
di Rory, Donald Gallagher.
Il disco si apre proprio con la
canzone che titola la raccolta: WHEELS WITHIN WHEELS è un brano semplicemente splendido, una ballata
che apre i confini dell’infinito musicale con progressioni tra chitarra acustica
e pianoforte che allietano il cuore e regalano forti emozioni.
Ma in questo disco non c’è una-canzone-una
che non arrivi alla pari con l’ottima qualità della traccia che lo apre. Grandi
ospiti come Bela Fleck, Juan Martin, The
Dubliners, Bert Jansch - solo per citarne alcuni – assicurano la garanzia del
risultato finale.
Ci sono canzoni in cui riecheggiano influenze del
tradizionale flamenco, mentre in altre è il folk tradizionale irlandese e in
altre ancora il cosiddetto skiffle tradizionale degli States ad impregnare
l’aria musicale che respiriamo in questo album.
Le splendide doti chitarristiche
di Gallagher si percepiscono appieno nel calore dei suoni acustici di queste
canzoni che hanno il grande merito di consacrare un musicista che non deve
essere dimenticato.
Ascoltando queste canzoni ad un
volume sostenuto tutti gli amanti delle sei corde potranno godere delle
evoluzioni chitarristiche di Gallagher & soci.
Seppur la reperibilità del disco
non è proprio semplicissima vale
veramente la pena averlo nella propria discografia.
Un disco che con il tempo, ne son
certo, sarà sempre più rivalutato. Rory Gallagher qui al suo meglio.
Passo d'esordio del cantante partenopeo Roberto Giordi (al secolo Michelangelo Giordano) CON IL MIO NOME è un disco di Musica D'Autore suonato però in salsa Jazz. Atmosfere intime, rarefatte, che planano su uno splendido tappeto sonoro che vede il contributo dei Solis String Quartet (leggendario quartetto d'archi di Napoli che vanta collaborazioni con artisti quali Baglioni, Celentano e Bennato). In questo meraviglioso mondo musicale danzano i versi del paroliere "extraordinaire" Alessandro Hellmann cantanti in maniera eccelsa da Roberto Giordi, il Mago.
(Recensione tratta da IL TONNUTO 121 - Ottobre 2011)
di Rho Mauro
Quando
scrivo queste righe sono da pochissimo stati comunicati i 5 dischi prescelti
dalla giuria del premio Tenco per la targa di miglior opera prima del 2011. Tra
gli album in concorso c’era anche quello di cui sopra vedete la copertina e che
è oggetto della presente recensione. Purtroppo però non l’ho ritrovato nei
cinque prescelti, ed è un vero peccato
perché non c’è dubbio che lo spessore di CON IL MIO NOME del cantautore
napoletano Roberto Giordi è ben al di sopra della media. Un vero peccato e
un’occasione persa, soprattutto perché è rimasta fuori un’opera cantautorale in
senso stretto a favore di un album sul quale potremmo anche stare a discutere
(vedi I CANI).
Ad
ogni modo la proposta musicale di Giordi è talmente “forte” che sono sicuro avrà
tempo e modo di trovare la soddisfazione che merita.
Il
napoletano Roberto Giordi (vero nome
Michelangelo Giordano) si affaccia al mondo musicale che conta sul finire degli anni novanta frequentando il CET di Mogol dove si
distingue per le sue doti di interprete tanto da attirare l’attenzione di
personaggi di spessore del calibro di Mario Lavezzi. Quindi prosegue nello
studio della musica partenopea e della tradizione latino-americana. E’ datato
2008 l’incontro che, di fatto, segna una svolta decisiva nella carriera
musicale del nostro. Inizia infatti una proficua collaborazione con Alessandro
Hellmann scrittore e autore di testi teatrali (già vincitore del Premio Guido
Gozzano e del Premio Augusto Daolio come miglior autore. Con la collaborazione di Hellmann Giordi
compone una serie di nuove canzoni e riprende ad esibirsi per presentarle al pubblico di locali pubblici
e rassegne musicali varie.
E’
del maggio 2009 il brano “Le tue mani” che vince il premio “Fabrizio De Andrè”
per il miglior testo ed è premiato anche nell’ambito della rassegna musicale
della canzone d’autore “DISCANTO” di Pisa.
Ai
testi sempre ispirati di Hellmann si accompagnano le strutture musicali
costruite dallo stesso Giordi (accreditato nella composizione con il suo vero
nome: Michelangelo Giordano), da Fabrizio Gatti con gli arrangiamenti curati da
Vincenzo e Fabio De Martino.
In
ben cinque tracce dell’album Giordi viene accompagnato dagli straordinari SOLIS
STRING QUARTET.
Il
disco, che si compone di undici tracce e dura poco meno di quaranta minuti, si
apre proprio con la title track CON IL MIO NOME, canzone che rappresenta un po’
il manifesto per coloro che rivendicano la propria indipendenza etica e
politica. Il tappeto sonoro è ben strutturato e se il testo di Hellmann è
arguto e diretto, pianoforte (Stefano
Bottiglieri), contrabbasso (Marco De Tilla), chitarra (Febio De Martino),
batteria (Lucio Fontana), violoncello (Susanne HAhn) e gli archi del SOLIS
STRING QUARTET macinano una musica precisa, perfetta. La musica è composta
nell’occasione da Michele Iuliano.
La
seconda traccia del disco LE TUE MANI, con musica di Fabrizio Gatti, è (come
già prima ricordato) un po’ il pezzo pregiato di questo primo lavoro di Giordi:
è il pezzo pluridecorato e le due trombe (Gianfranco Campagnoli e Mario
Caporili) insieme alla chitarra classica
di Vincenzo De Martino si aggiungono al già rodato gruppone della traccia d’apertura
per confermarci l’impressione di esserci imbattuti in un Signor Disco.
IL
MAGO è una splendida e poetica ballata. Uno dei gioielli di questo disco. Una storia d’amore vista con gli occhi di un
mago ed una lucidissima intuizione “Nelle tasche non ho / fili invisibili/ per
legarti a me / E’ questa l’unica magia.”
In
CHE FRETTA C’E’ il pianoforte stupendamente suonato da Stefano Bottiglieri ci
introduce in un’altra favolosa ballata, una ballata tenue, dolce, uno dei pezzi
più ispirati del disco. Il violino di Domenico Siani e il violoncello di
Francesco Scalzone ricamano il tutto in maniera suntuosa.
Con
TENEREZZA si cambia decisamente sonorità. La fisarmonica di Pietro Bentivenga
unitamente alla tromba di Gianfranco Campagnoli
regalano al pezzo ritmi latino-americani, quasi come un tango.
GUARDATI
ANDARE VIA ritorna a ritmi più lenti,
più riflessivi per una canzone che regala
emozioni forti. Una confessione d’amore che gli archi dei Solis String Quartet contribuiscono ad
affrescare in maniera pressoché perfetta.
A
VOLTE RITORNANO ha sonorità più
colorate, ottimo l’effetto del coro con
la dolcissima voce di Virginia Sorrentino.
IL
SEGRETO si avvale del supporto delle due
voci femminili di Barbara Radi e della già citata Virginia Sorrentino per
quello che diventa un triangolo vocale con effetto assicurato.
L’ALLEGRIA è il pezzo ideale per introdurre un omaggio
al grande Astor Piazzolla che viene celebrato
con una rilettura di VUELVO AL SUR. L’arrangiamento di questa canzone è
opera del Solis String Quartet ed è una lavoro molto ben fatto.
PER
SEMPRE è la canzone che chiude alla grande il primo disco di Roberto Giordi. Un
intro di pianoforte a cura del sempre ottimo Bottiglieri ci mette nella
condizione migliore per poter trarre giovamento da questa canzone che è, nel
mio personale cartellino, il pezzo migliore del disco. La voce di Roberto
Giordi è qui al suo meglio e mette un sigillo di garanzia ad un lavoro
sopraffino.
Un uomo solo, seduto dentro una stanza, con una chitarra tra le mani. E fuori migliaia e migliaia di spettatori in attesa. WARREN HAYNES LIVE AT BONNAROO è, nel mio modo di sentire, uno dei dischi live più belli di ogni tempo. E Warren Haynes, ritratto sulla copertina del disco in attesa di salire sul palco, è un Guitar-Hero che, con la sua chitarra e la sua voce, salirà sul palco del celebre festival Bonnaroo e incanterà tutti con sedici strepitose canzoni e la sua sopraffina tecnica trumentale. Nell'ultima canzone del disco, SOULSHINE, sul palco a condividere la canzone con Haynes c'è il cantante sudafricano Vusi Mahlasela. Unico al mondo: Warren Haynes.
Il live di Warren Haynes è arrivato in casa TONNUTO alla
metà del mese di giugno, e ci è arrivato nella sua veste di lusso... ci siamo
comprati, infatti, la versione digipack USA, ancor prima che l'album arrivasse
al distributore italiano (IRD). Tanta era la voglia di aver per le mani il live
di Haynes che, abbiam chiuso un'occhio (!!) sul prezzo pagato.
L'album di Warren è, infatti, uno di quelli che aspetti con
ansia per mesi interi e che poi, quando arriva finisce nel lettore cd per poi
non volerne più uscire.
Alla fine, va detto, la spesa è valsa la pena.
L'album è stupendo, il suono ottimo, il buon Warren in gran
forma... in breve, un album epico!!!
A conferma di ciò ecco che il nostro Haynes arriva dritto
dritto al primo posto della nostra personale classifica annuale dei migliori
album.
E non potrebbe essere altrimenti. Dall'inizio alla fine, non
c'è una sola canzone al di sotto della media. Un'ora e mezza di concerto, ma
che concerto...
Il Bonnaroo Festival è una grande kermesse musicale di
quelle che solo in USA sanno fare come Dio comanda... niente a che vedere, per esempio, con quello
di Imola in Italia... bello, imponente, eppure niente in confronto col
Bonnaroo.
Il Festival USA si svolge, infatti, su uno spazio sterminato
dove si trovano qualcosa come una trentina di palchi diversi, le esibizioni durano ininterrottamente dalla
tarda mattinata sino a notte inoltrata... e la cosa bella è che
contemporaneamente possono capitare su palchi diversi personaggi del calibro di
un Dylan e di Patti Smith, dei Los Lobos e dei Greatful Dead... insomma una
manna dal cielo.
Nell'ambito di tanta bontà musicale ecco il nostro live che
raccoglie per intero l'esibizione dello scorso luglio 2003 di Haynes. Accanto a
canzoni tutte sue, le stupende PATCHWORK
QUILT, IN MY LIFE, THE REAL THING, BEAUTIFULLY BROKEN, che Warren canta da par
suo come meglio non potrebbe, ci sono autentiche gemme come ONE degli U2, TO
LAY ME DOWN, STELLA BLUE sono invece di Jerry Garcia (famosissimo chitarrista
leader dei Grateful Dead).
Stupenda poi la cover I'VE GOT DREAMS TO REMEBER, canzone di
Otis Redding, così come LUCKY dei Radiohead.
In chiusura, ma solo lì, Haynes si fa accompagnare da un
altro artista. Si tratta di un cantautore africano, Vusi Mahlasela, col quale
Haynes esegue una stupenda SOULSHINE, farina del suo sacco.
Sul fatto che il disco di Warren potesse entrare nella nostra top ten, quando
l'abbiamo acquistato, ne eravamo certi... che fosse addirittura di siffatta
fattura, beh, questa è stata una vera e propria sorpresa anche per noi... i
presupposti c'erano tutti, la classe di Haynes non è mai stata in discussione,
ma un'intero disco, chitarra e voce non è roba leggera... il rischio di
incorrere in lagnanze esiste.
"LIVE AT BONNAROO" è il miglior disco sinora
ascoltato nel 2004... Warren Haynes è ormai un nostro idolo... vi capiterà mai
quest'album tra le mani??? Ve lo auguriamo di cuore.
CARAGNA NO (NON PIANGERE in dialetto milanese) è il disco d'esordio dell'ensemble musicale denominato TEKA P. Il gruppo capeggiato da Ivo Maghini propone una sorta di rivisitazione della canzone d'autore meneghina che ha avuto in Nanni Svampa un Capo Scuola indiscusso. Testi esilaranti, intelligenti ed intriganti rendono il disco un vero spasso. Alle dieci canzoni composte dal gruppo si aggiunge una rivistazione del capolavoro di Giorgio Strehler MA MI.
CARAGNA NO è stato autoprodotto ed ha, dentro, il pregio delle cose fatte per amore e con amore. Per rivivere un po' delle magiche atmosfere degli anni sessanta.
(Recensione tratta da IL TONNUTO n. 60 - Marzo 2006)
di Rho Mauro
"TEKA P" ("tè capì" nel
puro dialetto milanese, hai capito, nella traduzione italica) sono un gruppo
che, sulla scena da un paio d'anni, è arrivato in casa TONNUTO in questi primi
mesi del 2006.
Il loro primo album "CARAGNA NO"
(NON PIANGERE) è stato registrato sul finire del 2004 ed è stato disponibile
dal maggio 2005.
Loro sono Ivo Maghini - voce, Andrea Rodini -
voce, Luigi Lavermicocca - basso, Tommaso Ferrarese - chitarra, Andrea
Parazzoli - piano tastiere, Sergio Bianchi - batterie e percussioni.
Propongono, come il nome del gruppo esplica
in pieno, canzoni in dialetto meneghino e si possono tranquillamente
considerare "nipotini" del sommo Nanni Svampa; il buon Nanni era
essenzialmente acustico, mentre i TEKA-P riescono nella loro opera con una
buona dose di elettricità.
Il loro primo album si compone di 11 tracce;
due sono tuttavia, semplici intro. Sono tutte buone, ottime canzoni. I brani
sono tutti scritti da loro, tranne due; una è la cover di "MA MI" che
porta la nobile firma di Strehler, l’altra è LA BOTTEGA DEL PITTORE
di Martinez
Nell'insieme il gruppo mischia con notevole
maestria jazz con blues e rock. L'amalgama è perfetta e il suono risulta ben
corposo e piacevole.
L'album si apre subito come meglio non
potrebbe, ossia con la title-track, CARAGNA NO che è proprio una bella canzone;
quasi una preghiera che in questi "tristi tempi" suona attuale come
non mai.
Quindi C.T. viene stesa musicalmente in modo
impeccabile e il tono di partenza è molto "Mango" nel senso che la
voce evoca lontanamente quella del famoso cantante; la canzone resta tuttavia
"criptica": il riferimento è chiaramente ad un personaggio reale del
quale, tuttavia, non viene resa nota l'identità.
LA BALLATA DEL PITTORE è una cover di un
vecchio standard-milanese scritta da Martinez e che ricordo nella sola versione
che abbia mai sentito prima d’ora, ossia quella di Enzo Jannacci.
L'OPERARI narra la reale storia di un
semplice operaio nell'Italia di oggi; nell'incedere la canzone è drammatica
sino all'esplosione del coretto "
...e cincentmila per (...)". Bella e vera.
ANCA L'ANCA è una gioiosa evocazione di ogni
male possibile che, ad ogni modo, finisce con il tramutarsi nel male all'anca.
Stupendo l'intro al piano. Divertente.
S'GIAFF (schiaffo) è la storia di un uomo
che, vivendo mantenuto dalla sorella, quando questa muore e lascia tutto quello
che possedeva (tranne la casa) ai preti, si ritrova a voler (giustamente?!)
prendere a schiaffi tutti i preti che incontra. Ovviamente, abitando a Milano,
fuori dal duomo il nostro non ha difficoltà a mollare schiaffi a destra e a
manca.
MA MI non ha bisogno di altre parole. Resa
stupendamente in chiave soft-jazz nell'intro, si scatena nel refrain e diventa
uno dei pezzi più ispirati del cd.
EL TEMP EL PASSA MAI e GUARDIE E LADRI
chiudono un disco d'esordio che dire “splendente” è poco.
Sul sito internet del gruppo www.tekapi.it potete scaricare alcune canzoni
che i TEKA P hanno cantato in quel del ROLLING STONES di Milano un mesetto fa;
giusto un bell’assaggio per capire se la loro musica vi è gradita, e diventare
così come noi, loro fans.
Un grazie doveroso, infine, al mio amico
Matteo che mi ha reperito il cd in quel di Buscemi a Milano.
Prodotto dall'americano Jono Manson e registrato tra Santa Fe (New Mexico), Sarzana e Casale Marittimo il secondo album in studio del cantautore toscano Stefano Barotti è un disco di raffinata Musica D'Autore e contiene undici canzoni che sono degli autentici gioielli. L'ampio respito che ne ha contraddistinto le fasi di registrazione si ritrova nei solchi del disco che vanta delle partecipazioni straordinarie di notevole caratura artistica a partire dello stesso produttore Jono Manson, di Kevin Trainor e di Paolo Bonfanti alle chitarre. Alla batteria c'è Marco Barotti, fratello di Stefano. Penna raffinata e autentico "Compositore di Canzoni" (dal titolo di un pezzo tratto dal suo primo album UOMINI IN COSTRUZIONE) Barotti con canzoni come GLI OSPITI, NATALE SUI MONTI, IL COSTRUTTORE DI ALI, TEMPO DI ALBICOCCHE (ma andrebbero citate tutte) si consacra con GLI OSPITI tra i più ispirati Cantautori in circolazione. Imperdibile.
(Recensione tratta da IL TONNUTO n. 73 - Maggio 2007)
di Rho Mauro
Il disco dell’amico Stefano Barotti era nella
lista degli album più attesi dal TONNUTO in questo anno di grazia 2007. L’avevo
già scritto chiaro & tondo allorché l’anno iniziava… andatevi a riprendere
il n.ro 69 di gennaio… se avete dubbi.
Ho potuto averlo tra le mie mani
acquistandolo direttamente dalle mani del nostro amico proprio nella sera del
grande concertone del 4 maggio u.s. a Mariano Comense.
Il sabato dopo il concerto il dischetto ha
girato nel nostro lettore “tonnuto” per ore… ed alla fine il primo posto,
sebbene parziale, nella classifica TONNUTA del 2007 è d’obbligo, ma non per
ruffianerie & varie, bensì per merito, non altro che per merito.
GLI OSPITI è un bellissimo disco dove,
su 11 canzoni, al sottoscritto ne
piacciono da impazzire almeno otto e quelle che mancano all’appello sono
comunque belle canzoni.
Dopo UOMINI IN COSTRUZIONE (2003) ecco quindi
Stefano alla prova del secondo disco… prova che è sempre la più difficile, la
più ardua: il nostro amico supera lo scoglio proponendo un disco veramente
stupendo pieno zeppo di colori, riferimenti, vita, solarità.
Anche questa volta a produrre il lavoro di
Stefano è il “little big man” Jono Manson, artista e produttore di grande
talento, ed ancora l’etichetta è quella della Club de Musique di Courmayeur:
segno di continuità che è anche attestato di stima & rispetto reciproco.
GLI OSPITI ha una durata di ben 46 minuti e,
nelle 11 canzoni, suonano una miriade di artisti. Cito Paolo Bonfanti, Kevin
Trainor, Gabriele Ulivi, Marco Kaserer,
Jono Manson alle chitarre; Peter Willimas & Pietro Bertilorenzi al basso,
Mark Clark & Marco Barotti, batteria & percussioni: Tom Adler al banjo,
Chris Ishee al pianoforte, Deborah Barbe al violoncello, Michele Menconi e
Mattiew Vghan ai violini, Marco Bartalini & Vittorio Alinari alla sezione
fiati e, per chiudere, il mitico Gorge Breakfast in proposito del quale ricordo
le battute dell’amico Jono Manson nei concerti estivi a Cantù.
Tutte le canzoni sono composte da Stefano per
testo & musica… e questo significa cantautore.
Il disco si apre con TEMPO DI ALBICOCCHE, una
canzone solare e che contiene parole come Vienna, Maggio, Clown… che amo, per
vicende & questioni personali. E’ proprio un gran bel viatico per tutto il
disco, piena di ritmo… piena di vita.
PER UN CHICCO DI SALE è più riflessiva,
introspettiva, probabilmente con accenni da ritenere autobiografici? Pianoforte a creare atmosfera e canzone degna
di nota.
L’ANGELO E IL DIAVOLO l’avevo già sentita
(credo a Vertemate nel maggio dello scorso anno) ed è una canzone
piacevolissima dove si aggiungono i fiati e l’organo hammond ad un impianto
sonoro già oleato alla perfezione.
VIVE DENTRO UNA CANZONE è la canzone che riesce
meno delle altre ad entusiasmarmi, pur essendo, una canzone godibilissima.
Trovo un Pinocchio, nel testo, che mi riporta alla mente un filmato di Stefano
che aveva proprio un’inquadratura sul burattino di legno. Coincidenze?
NATALE SUI MONTI è una delle più amate in
assoluto da chi scrive. E’ una bellissima canzone dai toni soffusi, che
descrive la vita in un paesino di montagna: è una di quelle canzoni che ti
resta subito in testa dopo alcuni
ascolti dell’intero disco.
LA NEVE SUGLI ALBERI prosegue, idealmente, il cammino iniziato con
Natale sui monti. Siamo solo al giorno dopo, il 26 dicembre; ma cambiata è
tutta l’atmosfera, qui lievemente più cupa, con i violini a dettare ritmi.
IL COSTRUTTORE DI ALI è una storia propria
bella, prima ancora che essere una bella canzone. E’ una sorta di fiaba del
tipo che mi è tanto cara… mi riporta alla mente un film della mia adolescenza,
IL RAGAZZO CHE SAPEVA VOLARE. Qui il volare è metaforico e questa canzone è
poesia, allo stato puro, che sta lì a dimostrare quanto vale questo ragazzo
come song-writer.
IL PROFUMO DEI SOGNI contiene strofe da una
poesia di Carmen Gargano che, a questo punto, mia moglie, bibliotecaria, andrà
a ricercarmi.
L’UOMO PIU’ CURIOSO DEL MONDO è una canzone
ben strana se paragonata al resto del lavoro. Ha sonorità particolari dovute all’organo wurlitzer ed azzeccate con
l’apporto del buon hammond a dettare il tema in sottofondo. Una delle bellissime, senza dubbio.
GLI OSPITI ha il numero dieci, come quello
del grande Diego, del codino Baggio e via dicendo… è un caso che è proprio lei
a titolare l’intero disco??? Boh! Certo è che è la mia preferita in assoluto.
Arrangiamenti grandiosi, archi a rafforzare il suono. Da oscar e fra le
candidate, per chi scrive, alla palma di “canzone dell’anno”. Va ascoltata
bene, parecchie volte, ed ogni volta si nota un suono, un particolare, quello
che fa di una canzone un capolavoro.
La chiusura è con PICCOLA CANZONE che è
bella, ma viene dopo il capolavoro e, quindi, riesce difficile tenersela a
mente, perché la mente è ancora lì, su quel “ e ti diranno ti amo (…)” della canzone che la precede. Il tempo, credo, le renderà giustizia, anche nel
mio giudizio.
Spero di leggere, per questo disco,
recensioni ben più “pesanti & significative” di questa mia… recensioni sul
Busca, piuttosto che su Jam, o Chitarre…
e spero di leggere belle cose, buone critiche & belle lodi,
semplicemente quelle che l’amico Barotti si merita.
Consigliato a tutti gli amici che amano la
musica dei cantautori, quella pura, vera
& sincera.