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domenica 12 febbraio 2017

RACCOLTI (LIVE ACUSTICO AL SISTEN IRISH PUB) - MODENA CITY RAMBLERS


⭐⭐⭐⭐

(MESCAL - BLACK OUT - UNIVERSAL 1998)


Dopo tre album in Studio il collettivo emiliano dei MODENA CITY RAMBLERS  (capitanato dal bravo Stefano "Cisco"  Bellotti) riunisce, in una serata dell'ottobre 1998, una buona fetta dei suoi estimatori presso il Sisten Irish Pub di Novellara (RE) per una esibizione live che verrà registrata e passerà alla storia come RACCOLTI- LIVE ACUSTICO AL SISTEN IRISH PUB.
La magica atmosfera del locale, il tintinnio dei bicchieri, i colpi di tosse, gli errori e le risate unitamente ai suoi acustici dei ragazzi del collettivo di combat-folk emiliano rendono queste registrazioni assolutamente uniche e imprescindibili per chi ha avuto nel cuore la musica di Cisco & Co. Il fatto poi che l'album sia stato registrato lì nella patri di un Grande come Augusto Daolio mi rande questo disco ancora più "simpatico".
I M.C.R. passano in rassegna le loro cose migliori: ecco quindi rivestite in chiave acustica canzoni come GRANDE FAMIGLIA, AHMED L'AMBULANTE, AL DIEVEL,  che sono classici della loro produzione e che sono patrimonio di quella Grande Storia della Musica Made in Emilia. 
Citazione assolutamente doverosa per la versione qui presente di BELLA CIAO ma  è tutto il live acustico che suona una meraviglia. 
Definire Gioiello è poco.



(MODENA CIRY RAMBLERS - RACCOLTI - BELLA CIAO)








sabato 11 febbraio 2017

CAMMINANDO - PIPPO POLLINA







⭐⭐⭐⭐⭐

(STORIE DI NOTE - 2003)

Il "Segreto" meglio custodito della Musica D'Autore Made in Italy ha un nome: Pippo Pollina. Sopraffino cantautore di origine siciliana deve emigrare in Svizzera per "trovare" la sua "America Musicale". E così tra Svizzera e Germania il suo Mito viene coltivato in Segreto econ Cura. I "Benemeriti" dell'etichetta Storie Di Note lo riportano in Italia. Questo CAMMINANDO raccoglie il meglio della sua produzione del periodo  1999/2003. Pollina con le sue canzoni, piano e chitarra, coinvolge e appassiona: canzoni come DUE DI DUE, VERSI PER LA LIBERTA', I RAGAZZI DELLA VIA PAAL, LEO sono autentiche perle. Assolutamente da Sentire. Magico.



(Recensione tratta da IL TONNUTO 30 - Maggio 2003)

di Rho Mauro

Il sindaco di Palermo Leoluca Orlando è stupefatto quando, dopo aver letto lo straordinario successo ottenuto all'estero dal suo concittadino Pollina si chiede come possa, un simile talento, essere emigrato senza lasciare traccia della sua opera musicale... e, immediata,  dalla sua scrivania parte una lettera contenente un invito che riporterà Pippo nella sua Palermo dopo anni.
Addirittura, in una notte dell'autunno 1997 il sindaco di Palermo incontra Pippo a Bruxelles, dopo un concerto, e tra i due nasce un'amicizia, che segnerà il ritorno di Pippo nella terra natia.
Pochi in Italia conoscono Pippo Pollina, proprio pochi, eppure, il ragazzo (classe 1963), che nel 1985 ha lasciato l'Italia e si è trasferito a vivere a Zurigo, in Germania, Austria  e Svizzera, ha venduto nel corso di questi anni, qualcosa come 250.000 copie dei suoi cd.
Un paradosso assoluto, se si pensa che in Germania Pippo riesce a riempire gli stadi di calcio, ottenendo un effetto di richiamo persino maggiore di gente affermata del calibro di Ramazzotti, tanto per fare un esempio.
Basta un piccolo viaggetto all'interno del guestbook del suo sito  internet, per rendersi conto di quanto bene vogliano i teutonici a questo nostro eroe.
Pippo esordisce musicalmente partecipando alla costituzione del gruppo popolare "Agricantus", andando a ricercare musicalità etniche strettamente legate all'america latina e quindi al sud-italia e siciliane in particolare.
Nel 1985 Pippo lascia la Sicilia e, dopo una peregrinazione durata quasi tre anni in giro per l'Europa, durante una tappa del suo viaggio, a Lucerna, incontra il cantautore Svizzero Bardill che, intuendone le prospettive, lo prende sotto la sua ala protettiva. Di lì a poco Pippo pubblica la sua prima opera "Aspettando che sia mattina". Pubblicato dall'etichetta svizzera Zytglogge, l'album avvia il nostro verso un successo, dapprima circoscritto al territorio elvetico e poi via via fino ad arrivare in Germania e Austria.
Nel giro di pochi anni Pollina è riconosciuto come autentico artista fenomeno, tanto da salire regolarmente sul palco in compagnia di artisti del calibro di Van Morrison e Tracy Chapman. Seguiranno altri fortunatissimi album e una miriade di concerti in giro per l'Europa, questa volta non più alla ricerca della fama, ma quale affermato artista.
La collaborazione con mostri sacri della musica italiana come Franco Battiato e Nada contribuiscono ad accrescere la dimensione di questo cantautore.
Qui si ricollega l'incontro con il primo cittadino Palermitano che ha il merito di riportare Pippo sul suolo italico dove, pur continuando a rimanere pressoché sconosciuto, comincia a farsi largo... fino ad approdare, casualmente, come tutte le cose belle della vita, anche nelle nostre mani.

La sera del venerdì Santo decido quale sarà il mio uovo di Pasqua... è bello, farsi dei regali da soli ragaz..., è bello...
Così arrivo in edicola. So bene cosa cercare ("WORLD MUSIC") e dove... poi l'occhio mi cade su una rivista "compact" che è composta da un cd con un libretto (la rivista)... ha un nome "americano" INDEPENDENT MUSIC"... ma ha in copertina un nome italiano PIPPO POLLINA , con una scritta gigantesca che recita "IL CANTAUTORE ITALIANO CHE HA VENDUTO 250.000 COPIE DEI SUOI CD IN GIRO PER L'EUROPA"... ed ancora la locandina recita di partecipazioni straordinarie nel cd con due nomi: BATTIATO e NADA... tutto o forse meno basta a convincermi che quello sarà il mio uovo di Pasqua. Dimentico cosa sono venuto a prendere e torno a casa...
Come un vero uovo di Pasqua, non so che sorpresa mi aspetta... scelgo tra le sedici tracce quella dal titolo che più mi ispira "I RAGAZZI DELLA VIA PAAL"... parte il cd, e la storia, che tutti voi conoscete dei mitici ragazzini della via Paal rivive nelle note di una melodia spettacolosa... con Boka... e tutti gli altri... senza parole... la sorpresa è oltre ogni rosea aspettativa... e mi lascia entusiasta.
Il cd contiene il meglio di diciotto anni di carriera, ed è veramente bello; propone un nome nuovo che merita un ascolto... con alcune canzoni sopra le altre pur decisamente ottime.
Sedici canzoni che testimoniano il successo di uno sconosciuto italiano all'estero... pensare ai produttori nostrani (grand hijos della sua puta madre!!) che vanno alla ricerca di talenti  solo se i talenti hanno grana da comprarsela la possibilità di farcela... poveri ottusi!!


(Pippo Pollina - Due di due)


WHEELS WITHIN WHEELS - RORY GALLAGHER



⭐⭐⭐⭐⭐

(STRANGE MUSIC -EAGLE RECORDS - 2003)

Il mito di Rory Gallagher splende di luce propria in questa raccolta di canzoni registrate rigorosamente in acustico che ci permette di scoprire (o riscoprire) la perizia tecnica di uno di quelli che ben si può considerare tra i migliori chitarristi mai esistiti.
Con la collaborazione di artisti quali Bert Jansch, Bela Fleck e i Dubliners Gallagher incanta con quattordici canzoni che sono piccole gemme.



(Recensione tratta da IL TONNUTO  134 - Dicembre 2012)

di Rho Mauro

Disco uscito postumo nel 2003 questo WHEELS WITHIN WHEELS celebra il talento naturale del compianto chitarrista e cantautore irlandese Rory Gallagher.
Gallagher (1949 – 1995) viene considerato uno dei migliori chitarristi rock-blues europei di ogni epoca. Le sue “leggendarie” performance dal vivo hanno avuto la loro consacrazione con l’album IRISH TOUR ’74 uscito all’epoca come doppio vinile e che il celebre mensile musicale britannico MELODY MAKER  votò come miglior album live del 1974.
In questo WHEELS WITHIN WHEELS sono invece raccolte tutta una serie di performance acustiche del nostro eseguite in solitaria o in session con altri artisti.
Nel corso delle sue esibizioni Rory Gallagher usava spesso intervallare i potenti brani rock-blues (classici del suo repertorio) con brani acustici eseguiti in punta di dita.
Il suo desiderio di dare alle stampe un album tutto dedicato ad un folk-rock-blues acustico vide quindi la luce otto anni dopo la sua scomparsa soprattutto grazie al lavoro del fratello di Rory,  Donald Gallagher.
Il disco si apre proprio con la canzone che titola la raccolta: WHEELS WITHIN WHEELS è  un brano semplicemente splendido, una ballata che apre i confini dell’infinito musicale con progressioni tra chitarra acustica e pianoforte che allietano il cuore e regalano forti emozioni.
Ma in questo disco non c’è una-canzone-una che non arrivi alla pari con l’ottima qualità della traccia che lo apre. Grandi ospiti come  Bela Fleck, Juan Martin, The Dubliners, Bert Jansch - solo per citarne alcuni – assicurano la garanzia del risultato finale.
Ci sono canzoni  in cui riecheggiano influenze del tradizionale flamenco, mentre in altre è il folk tradizionale irlandese e in altre ancora il cosiddetto skiffle tradizionale degli States ad impregnare l’aria musicale che respiriamo in questo album.
Le splendide doti chitarristiche di Gallagher si percepiscono appieno nel calore dei suoni acustici di queste canzoni che hanno il grande merito di consacrare un musicista che non deve essere dimenticato.
Ascoltando queste canzoni ad un volume sostenuto tutti gli amanti delle sei corde potranno godere delle evoluzioni chitarristiche di Gallagher & soci.
Seppur la reperibilità del disco non è proprio semplicissima  vale veramente la pena averlo nella propria discografia.

Un disco che con il tempo, ne son certo, sarà sempre più rivalutato. Rory Gallagher  qui al suo meglio.

lunedì 6 febbraio 2017

CON IL MIO NOME - ROBERTO GIORDI



⭐⭐⭐⭐

(ODD TIMES MUSIC - EGEA - 2011)

Passo d'esordio del cantante partenopeo Roberto Giordi (al secolo Michelangelo Giordano) CON IL MIO NOME è un disco di Musica D'Autore suonato però in salsa Jazz. Atmosfere intime,  rarefatte, che planano su uno splendido tappeto sonoro che vede il contributo  dei Solis String Quartet (leggendario quartetto d'archi di Napoli che vanta collaborazioni con artisti quali Baglioni, Celentano e Bennato). In questo meraviglioso mondo musicale danzano i versi del paroliere "extraordinaire" Alessandro Hellmann cantanti in maniera eccelsa da Roberto Giordi, il Mago. 




(Recensione tratta da IL TONNUTO 121 - Ottobre 2011)

di  Rho Mauro


Quando scrivo queste righe sono da pochissimo stati comunicati i 5 dischi prescelti dalla giuria del premio Tenco per la targa di miglior opera prima del 2011. Tra gli album in concorso c’era anche quello di cui sopra vedete la copertina e che è oggetto della presente recensione. Purtroppo però non l’ho ritrovato nei cinque  prescelti, ed è un vero peccato perché non c’è dubbio che lo spessore di CON IL MIO NOME del cantautore napoletano Roberto Giordi è ben al di sopra della media. Un vero peccato e un’occasione persa, soprattutto perché è rimasta fuori un’opera cantautorale in senso stretto a favore di un album sul quale potremmo anche stare a discutere (vedi I CANI).
Ad ogni modo la proposta musicale di Giordi è talmente “forte” che sono sicuro avrà tempo e modo di trovare la soddisfazione che merita.
Il napoletano Roberto Giordi  (vero nome Michelangelo Giordano) si affaccia al mondo musicale che conta  sul finire degli anni  novanta frequentando il CET di Mogol dove si distingue per le sue doti di interprete tanto da attirare l’attenzione di personaggi di spessore del calibro di Mario Lavezzi. Quindi prosegue nello studio della musica partenopea e della tradizione latino-americana. E’ datato 2008 l’incontro che, di fatto, segna una svolta decisiva nella carriera musicale del nostro. Inizia infatti una proficua collaborazione con Alessandro Hellmann scrittore e autore di testi teatrali (già vincitore del Premio Guido Gozzano e del Premio Augusto Daolio come miglior autore.  Con la collaborazione di Hellmann Giordi compone una serie di nuove canzoni e riprende ad esibirsi  per presentarle al pubblico di locali pubblici e rassegne musicali varie.
E’ del maggio 2009 il brano “Le tue mani” che vince il premio “Fabrizio De Andrè” per il miglior testo ed è premiato anche nell’ambito della rassegna musicale della canzone d’autore “DISCANTO” di Pisa.
Ai testi sempre ispirati di Hellmann si accompagnano le strutture musicali costruite dallo stesso Giordi (accreditato nella composizione con il suo vero nome: Michelangelo Giordano), da Fabrizio Gatti con gli arrangiamenti curati da Vincenzo e Fabio De Martino.
In ben cinque tracce dell’album Giordi viene accompagnato dagli straordinari SOLIS STRING QUARTET.
Il disco, che si compone di undici tracce e dura poco meno di quaranta minuti, si apre proprio con la title track CON IL MIO NOME, canzone che rappresenta un po’ il manifesto per coloro che rivendicano la propria indipendenza etica e politica. Il tappeto sonoro è ben strutturato e se il testo di Hellmann è arguto e diretto,   pianoforte (Stefano Bottiglieri), contrabbasso (Marco De Tilla), chitarra (Febio De Martino), batteria (Lucio Fontana), violoncello (Susanne HAhn) e gli archi del SOLIS STRING QUARTET macinano una musica precisa, perfetta. La musica è composta nell’occasione da  Michele Iuliano.
La seconda traccia del disco LE TUE MANI, con musica di Fabrizio Gatti, è (come già prima ricordato) un po’ il pezzo pregiato di questo primo lavoro di Giordi: è il pezzo pluridecorato e le due trombe (Gianfranco Campagnoli e Mario Caporili)  insieme alla chitarra classica di Vincenzo De Martino si aggiungono al già rodato gruppone della traccia d’apertura per confermarci l’impressione di esserci imbattuti in un Signor Disco.
IL MAGO è una splendida e poetica ballata. Uno dei gioielli di questo disco.  Una storia d’amore vista con gli occhi di un mago ed una lucidissima intuizione “Nelle tasche non ho / fili invisibili/ per legarti a me / E’ questa l’unica magia.”
In CHE FRETTA C’E’ il pianoforte stupendamente suonato da Stefano Bottiglieri ci introduce in un’altra favolosa ballata, una ballata tenue, dolce, uno dei pezzi più ispirati del disco. Il violino di Domenico Siani e il violoncello di Francesco Scalzone ricamano il tutto in maniera suntuosa.
Con TENEREZZA si cambia decisamente sonorità. La fisarmonica di Pietro Bentivenga unitamente alla tromba di Gianfranco Campagnoli  regalano al pezzo ritmi latino-americani, quasi come un tango.
GUARDATI ANDARE VIA  ritorna a ritmi più lenti, più riflessivi per una canzone che regala  emozioni forti. Una confessione d’amore che gli archi dei  Solis String Quartet contribuiscono ad affrescare in maniera pressoché perfetta.
A VOLTE RITORNANO ha sonorità  più colorate,  ottimo l’effetto del coro con la dolcissima voce di Virginia Sorrentino.
IL SEGRETO  si avvale del supporto delle due voci femminili di Barbara Radi e della già citata Virginia Sorrentino per quello che diventa un triangolo vocale con effetto assicurato.
L’ALLEGRIA  è il pezzo ideale per introdurre un omaggio al grande Astor Piazzolla che viene celebrato  con una rilettura di VUELVO AL SUR. L’arrangiamento di questa canzone è opera del Solis String Quartet ed è una lavoro molto ben fatto.

PER SEMPRE è la canzone che chiude alla grande il primo disco di Roberto Giordi. Un intro di pianoforte a cura del sempre ottimo Bottiglieri ci mette nella condizione migliore per poter trarre giovamento da questa canzone che è, nel mio personale cartellino, il pezzo migliore del disco. La voce di Roberto Giordi è qui al suo meglio e mette un sigillo di garanzia ad un lavoro sopraffino.




(ROBERTO GIORDI - IL MAGO)

domenica 5 febbraio 2017

LIVE AT BONNAROO - WARREN HAYNES



⭐⭐⭐⭐⭐

(ATO RECORDS - 2004)

Un uomo solo, seduto dentro una stanza, con una chitarra tra le mani. E fuori migliaia e migliaia di spettatori in attesa. WARREN HAYNES LIVE AT BONNAROO è, nel mio modo di sentire, uno dei dischi live più belli di ogni tempo.  E Warren Haynes, ritratto sulla copertina del disco in attesa di salire sul palco, è un Guitar-Hero che, con la sua chitarra e la sua voce, salirà sul palco del celebre festival Bonnaroo e incanterà tutti con sedici strepitose canzoni e la sua sopraffina tecnica trumentale. Nell'ultima canzone del disco, SOULSHINE,  sul palco a condividere la canzone con Haynes c'è  il cantante sudafricano Vusi Mahlasela. Unico al mondo: Warren Haynes.





Il live di Warren Haynes è arrivato in casa TONNUTO alla metà del mese di giugno, e ci è arrivato nella sua veste di lusso... ci siamo comprati, infatti, la versione digipack USA, ancor prima che l'album arrivasse al distributore italiano (IRD). Tanta era la voglia di aver per le mani il live di Haynes che, abbiam chiuso un'occhio (!!) sul prezzo pagato.
L'album di Warren è, infatti, uno di quelli che aspetti con ansia per mesi interi e che poi, quando arriva finisce nel lettore cd per poi non volerne più uscire.
Alla fine, va detto, la spesa è valsa la pena.
L'album è stupendo, il suono ottimo, il buon Warren in gran forma... in breve, un album epico!!!
A conferma di ciò ecco che il nostro Haynes arriva dritto dritto al primo posto della nostra personale classifica annuale dei migliori album.
E non potrebbe essere altrimenti. Dall'inizio alla fine, non c'è una sola canzone al di sotto della media. Un'ora e mezza di concerto, ma che concerto...
Il Bonnaroo Festival è una grande kermesse musicale di quelle che solo in USA sanno fare come Dio comanda...  niente a che vedere, per esempio, con quello di Imola in Italia... bello, imponente, eppure niente in confronto col Bonnaroo.
Il Festival USA si svolge, infatti, su uno spazio sterminato dove si trovano qualcosa come una trentina di palchi diversi,  le esibizioni durano ininterrottamente dalla tarda mattinata sino a notte inoltrata... e la cosa bella è che contemporaneamente possono capitare su palchi diversi personaggi del calibro di un Dylan e di Patti Smith, dei Los Lobos e dei Greatful Dead... insomma una manna dal cielo.
Nell'ambito di tanta bontà musicale ecco il nostro live che raccoglie per intero l'esibizione dello scorso luglio 2003 di Haynes. Accanto a canzoni tutte sue, le stupende  PATCHWORK QUILT, IN MY LIFE, THE REAL THING, BEAUTIFULLY BROKEN, che Warren canta da par suo come meglio non potrebbe, ci sono autentiche gemme come ONE degli U2, TO LAY ME DOWN, STELLA BLUE sono invece di Jerry Garcia (famosissimo chitarrista leader dei Grateful Dead).
Stupenda poi la cover I'VE GOT DREAMS TO REMEBER, canzone di Otis Redding, così come LUCKY dei Radiohead.
In chiusura, ma solo lì, Haynes si fa accompagnare da un altro artista. Si tratta di un cantautore africano, Vusi Mahlasela, col quale Haynes esegue una stupenda SOULSHINE, farina del suo sacco.
Sul fatto che il disco di Warren  potesse entrare nella nostra top ten, quando l'abbiamo acquistato, ne eravamo certi... che fosse addirittura di siffatta fattura, beh, questa è stata una vera e propria sorpresa anche per noi... i presupposti c'erano tutti, la classe di Haynes non è mai stata in discussione, ma un'intero disco, chitarra e voce non è roba leggera... il rischio di incorrere in lagnanze esiste.

"LIVE AT BONNAROO" è il miglior disco sinora ascoltato nel 2004... Warren Haynes è ormai un nostro idolo... vi capiterà mai quest'album tra le mani??? Ve lo auguriamo di cuore.



(WARREN HAYNES - IN MY LIFE)

CARAGNA NO - TEKA P


⭐⭐⭐⭐

(SENTESIS ENTERTAINMENT - 2005)

CARAGNA NO (NON PIANGERE in dialetto milanese) è il disco d'esordio dell'ensemble musicale denominato TEKA P.  Il gruppo capeggiato da Ivo Maghini propone una sorta di rivisitazione della canzone d'autore meneghina che ha avuto in Nanni Svampa un Capo Scuola indiscusso. Testi esilaranti, intelligenti ed intriganti rendono il disco un vero spasso. Alle dieci canzoni composte dal gruppo si aggiunge una rivistazione del capolavoro di Giorgio Strehler MA MI. 
CARAGNA NO  è stato autoprodotto ed ha, dentro, il pregio delle cose fatte per amore e con amore. Per rivivere un po' delle magiche atmosfere degli anni sessanta.






(Recensione tratta da IL TONNUTO n. 60 - Marzo 2006)

di Rho Mauro

"TEKA P" ("tè capì" nel puro dialetto milanese, hai capito, nella traduzione italica) sono un gruppo che, sulla scena da un paio d'anni, è arrivato in casa TONNUTO in questi primi mesi del 2006.
Il loro primo album "CARAGNA NO" (NON PIANGERE) è stato registrato sul finire del 2004 ed è stato disponibile dal maggio 2005.
Loro sono Ivo Maghini - voce, Andrea Rodini - voce, Luigi Lavermicocca - basso, Tommaso Ferrarese - chitarra, Andrea Parazzoli - piano tastiere, Sergio Bianchi - batterie e percussioni.
Propongono, come il nome del gruppo esplica in pieno, canzoni in dialetto meneghino e si possono tranquillamente considerare "nipotini" del sommo Nanni Svampa; il buon Nanni era essenzialmente acustico, mentre i TEKA-P riescono nella loro opera con una buona dose di elettricità.
Il loro primo album si compone di 11 tracce; due sono tuttavia, semplici intro. Sono tutte buone, ottime canzoni. I brani sono tutti scritti da loro, tranne due; una è la cover di "MA MI" che porta la nobile firma di Strehler, l’altra è LA BOTTEGA DEL PITTORE di Martinez
Nell'insieme il gruppo mischia con notevole maestria jazz con blues e rock. L'amalgama è perfetta e il suono risulta ben corposo e piacevole.
L'album si apre subito come meglio non potrebbe, ossia con la title-track, CARAGNA NO che è proprio una bella canzone; quasi una preghiera che in questi "tristi tempi" suona attuale come non mai.
Quindi C.T. viene stesa musicalmente in modo impeccabile e il tono di partenza è molto "Mango" nel senso che la voce evoca lontanamente quella del famoso cantante; la canzone resta tuttavia "criptica": il riferimento è chiaramente ad un personaggio reale del quale, tuttavia, non viene resa nota l'identità.
LA BALLATA DEL PITTORE è una cover di un vecchio standard-milanese scritta da Martinez e che ricordo nella sola versione che abbia mai sentito prima d’ora, ossia quella di Enzo Jannacci.
L'OPERARI narra la reale storia di un semplice operaio nell'Italia di oggi; nell'incedere la canzone è drammatica sino all'esplosione del coretto  " ...e cincentmila per (...)". Bella e vera.
ANCA L'ANCA è una gioiosa evocazione di ogni male possibile che, ad ogni modo, finisce con il tramutarsi nel male all'anca. Stupendo l'intro al piano. Divertente.
S'GIAFF (schiaffo) è la storia di un uomo che, vivendo mantenuto dalla sorella, quando questa muore e lascia tutto quello che possedeva (tranne la casa) ai preti, si ritrova a voler (giustamente?!) prendere a schiaffi tutti i preti che incontra. Ovviamente, abitando a Milano, fuori dal duomo il nostro non ha difficoltà a mollare schiaffi a destra e a manca.
MA MI non ha bisogno di altre parole. Resa stupendamente in chiave soft-jazz nell'intro, si scatena nel refrain e diventa uno dei pezzi più ispirati del cd.
EL TEMP EL PASSA MAI e GUARDIE E LADRI chiudono un disco d'esordio che dire “splendente” è poco.
Sul sito internet del gruppo www.tekapi.it potete scaricare alcune canzoni che i TEKA P hanno cantato in quel del ROLLING STONES di Milano un mesetto fa; giusto un bell’assaggio per capire se la loro musica vi è gradita, e diventare così come noi, loro fans.
Un grazie doveroso, infine, al mio amico Matteo che mi ha reperito il cd in quel di Buscemi a Milano. 

GLI OSPITI - STEFANO BAROTTI



⭐⭐⭐⭐⭐

(CLUB DE MUSIQUE RECORDS - 2007)

Prodotto dall'americano Jono Manson e registrato tra Santa Fe (New Mexico), Sarzana e Casale Marittimo il secondo album in studio del cantautore toscano Stefano Barotti è un disco di raffinata Musica D'Autore e contiene undici canzoni che sono degli autentici gioielli. L'ampio respito che ne ha contraddistinto le fasi di registrazione si ritrova nei solchi del disco che vanta delle  partecipazioni straordinarie di notevole caratura artistica a partire  dello stesso produttore Jono Manson, di Kevin  Trainor e di Paolo Bonfanti alle chitarre. Alla batteria c'è  Marco Barotti, fratello di Stefano. Penna raffinata e autentico "Compositore di Canzoni" (dal titolo di un pezzo tratto dal suo primo album UOMINI IN COSTRUZIONE)  Barotti con canzoni come GLI OSPITI, NATALE SUI MONTI, IL COSTRUTTORE DI ALI, TEMPO DI ALBICOCCHE (ma andrebbero citate tutte) si consacra con GLI OSPITI tra i più ispirati Cantautori in circolazione. Imperdibile.








(Recensione tratta da IL TONNUTO n. 73 - Maggio 2007)

di Rho Mauro

Il disco dell’amico Stefano Barotti era nella lista degli album più attesi dal TONNUTO in questo anno di grazia 2007. L’avevo già scritto chiaro & tondo allorché l’anno iniziava… andatevi a riprendere il n.ro 69 di gennaio… se avete dubbi.
Ho potuto averlo tra le mie mani acquistandolo direttamente dalle mani del nostro amico proprio nella sera del grande concertone del 4 maggio u.s. a Mariano Comense.
Il sabato dopo il concerto il dischetto ha girato nel nostro lettore “tonnuto” per ore… ed alla fine il primo posto, sebbene parziale, nella classifica TONNUTA del 2007 è d’obbligo, ma non per ruffianerie & varie, bensì per merito, non altro che per merito.
GLI OSPITI è un bellissimo disco dove, su  11 canzoni, al sottoscritto ne piacciono da impazzire almeno otto e quelle che mancano all’appello sono comunque  belle canzoni.
Dopo UOMINI IN COSTRUZIONE (2003) ecco quindi Stefano alla prova del secondo disco… prova che è sempre la più difficile, la più ardua: il nostro amico supera lo scoglio proponendo un disco veramente stupendo pieno zeppo di colori, riferimenti, vita, solarità.
Anche questa volta a produrre il lavoro di Stefano è il “little big man” Jono Manson, artista e produttore di grande talento, ed ancora l’etichetta è quella della Club de Musique di Courmayeur: segno di continuità che è anche attestato di stima & rispetto reciproco.
GLI OSPITI ha una durata di ben 46 minuti e, nelle 11 canzoni, suonano una miriade di artisti. Cito Paolo Bonfanti, Kevin Trainor,  Gabriele Ulivi, Marco Kaserer, Jono Manson alle chitarre; Peter Willimas & Pietro Bertilorenzi al basso, Mark Clark & Marco Barotti, batteria & percussioni: Tom Adler al banjo, Chris Ishee al pianoforte, Deborah Barbe al violoncello, Michele Menconi e Mattiew Vghan ai violini, Marco Bartalini & Vittorio Alinari alla sezione fiati e, per chiudere, il mitico Gorge Breakfast in proposito del quale ricordo le battute dell’amico Jono Manson nei concerti estivi a Cantù.
Tutte le canzoni sono composte da Stefano per testo & musica… e questo significa cantautore.
Il disco si apre con TEMPO DI ALBICOCCHE, una canzone solare e che contiene parole come Vienna, Maggio, Clown… che amo, per vicende & questioni personali. E’ proprio un gran bel viatico per tutto il disco, piena di ritmo… piena di vita.
PER UN CHICCO DI SALE è più riflessiva, introspettiva, probabilmente con accenni da ritenere autobiografici?  Pianoforte a creare atmosfera e canzone degna di nota.
L’ANGELO E IL DIAVOLO l’avevo già sentita (credo a Vertemate nel maggio dello scorso anno) ed è una canzone piacevolissima dove si aggiungono i fiati e l’organo hammond ad un impianto sonoro già oleato alla perfezione.
VIVE DENTRO UNA CANZONE è la canzone che riesce meno delle altre ad entusiasmarmi, pur essendo, una canzone godibilissima. Trovo un Pinocchio, nel testo, che mi riporta alla mente un filmato di Stefano che aveva proprio un’inquadratura sul burattino di legno. Coincidenze?
NATALE SUI MONTI è una delle più amate in assoluto da chi scrive. E’ una bellissima canzone dai toni soffusi, che descrive la vita in un paesino di montagna: è una di quelle canzoni che ti resta subito  in testa dopo alcuni ascolti dell’intero disco.
LA NEVE SUGLI ALBERI  prosegue, idealmente, il cammino iniziato con Natale sui monti. Siamo solo al giorno dopo, il 26 dicembre; ma cambiata è tutta l’atmosfera, qui lievemente più cupa, con i violini a dettare ritmi.
IL COSTRUTTORE DI ALI è una storia propria bella, prima ancora che essere una bella canzone. E’ una sorta di fiaba del tipo che mi è tanto cara… mi riporta alla mente un film della mia adolescenza, IL RAGAZZO CHE SAPEVA VOLARE. Qui il volare è metaforico e questa canzone è poesia, allo stato puro, che sta lì a dimostrare quanto vale questo ragazzo come song-writer.
IL PROFUMO DEI SOGNI contiene strofe da una poesia di Carmen Gargano che, a questo punto, mia moglie, bibliotecaria, andrà a ricercarmi.
L’UOMO PIU’ CURIOSO DEL MONDO è una canzone ben strana se paragonata al resto del lavoro. Ha sonorità particolari  dovute all’organo wurlitzer ed azzeccate con l’apporto del buon hammond a dettare il tema in sottofondo.  Una delle bellissime, senza dubbio.
GLI OSPITI ha il numero dieci, come quello del grande Diego, del codino Baggio e via dicendo… è un caso che è proprio lei a titolare l’intero disco??? Boh! Certo è che è la mia preferita in assoluto. Arrangiamenti grandiosi, archi a rafforzare il suono. Da oscar e fra le candidate, per chi scrive, alla palma di “canzone dell’anno”. Va ascoltata bene, parecchie volte, ed ogni volta si nota un suono, un particolare, quello che fa di una canzone un capolavoro.
La chiusura è con PICCOLA CANZONE che è bella, ma viene dopo il capolavoro e, quindi, riesce difficile tenersela a mente, perché la mente è ancora lì, su quel “ e ti diranno ti amo (…)” della canzone che la precede. Il  tempo, credo, le renderà giustizia, anche nel mio giudizio.
Spero di leggere, per questo disco, recensioni ben più “pesanti & significative” di questa mia… recensioni sul Busca, piuttosto che su Jam, o Chitarre…  e spero di leggere belle cose, buone critiche & belle lodi, semplicemente quelle che l’amico Barotti si merita.

Consigliato a tutti gli amici che amano la musica dei cantautori, quella  pura, vera & sincera.






(STEFANO BAROTTI - GLI OSPITI)